Risparmio
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L’EDUCAZIONE finanziaria è un bene anche per le banche. Ne è convinto il capo-economista di Intesa Sanpaolo Gregorio De Felice e lo ha detto chiaramente in ocacsione della giornata dedicata al tema organizzata insieme all’Università Cattolica e all’Associazione per lo sviluppo degli Studi di Banca e di Borsa. «Per una banca responsabile – ha detto De Felice – avere una clientela informata di imprese oppure di famiglie è certamente un valore positivo, perché permette tempi più rapidi nell’interlocuzione con il cliente, una maggiore efficienza e si evitano scandali, problemi e altri pasticci che abbiamo visto in altri casi». Secondo De Felice, «gli italiani non hanno una piena concezione del rischio, anche rispetto a eventi catastrofici, e quindi risparmiano più di quanto sarebbe necessario per far fronte a quei rischi».

«POLIZZE assicurative e altri strumenti di copertura rispetto ad eventi spiacevoli - sottolinea - permetterebbero di essere protetti rendendo necessaria una minor quantità di risparmio e questo avrebbe un effetto positivo sui consumi e quindi anche sull’economia italiana. Gli strumenti finanziari sono tanti – argomenta – e oggi 12mila miliardi di obbligazioni nel mondo, su un totale di circa 50mila miliardi, hanno un tasso di interesse negativo, poco intuitivo per le famiglie e per tutti noi. Anche questo è un elemento di complessità in più, che rende necessario un livello maggiore di educazione finanziaria». Purtroppo l’Italia «ha investito molto poco in educazione finanziaria negli anni», tanto che, secondo l’Ossevatorio Monetario dell’Associazione per lo sviluppo degli Studi di Banca e Borsa e dell’Università Cattolica è «al penultimo posto tra i Paesi del G20».

ANGELO BAGLIONI, docente di economia politica all’Università Cattolica, è preoccupato per questa situazione. «Gli altri Paesi da molti anni si sono dotati di una strategia nazionale che coordinasse le molte iniziative esistenti, mentre l’Italia si è dotata di un Comitato e di una strategia nazionale soltanto da due anni, nel 2017, con un portale nazionale sull’educazione finanziaria».

SECONDO Baglioni «aver delegato alle banche l’educazione finanziaria non è un male di per sé», dato che «se uno guarda i dati del nostro rapporto le banche sono un importante soggetto che promuove e fa educazione finanziaria, come è giusto che sia, perché conviene anche a loro banche avere interlocutori che capiscano quando gli si mette davanti un prospetto finanziario». A fare educazione finanziaria «sono le banche e le istituzioni come la Consob, la Banca d’Italia e i ministeri, come il Miur per quanto riguarda le scuole».

IN ITALIA, secondo il docente della Cattolica , «pesa il fatto che che nelle scuole si parla molto poco di

educazione finanziaria, che non è una materia curriculare, e quando si vuole inserire qualche nozione di educazione finanziaria lo si fa mettendola nell’educazione civica, oppure facendo iniziative in più come le olimpiadi di economia e finanza che hanno coinvolto tante scuole italiane, ma sono tutte cose in più, non è una materia di scuola e questa è una lacuna».