Venerdì 12 Aprile 2024

Giustizia tributaria, ogni anno cause per 40 miliardi di euro. Lo Stato ne vince la metà

L’obiettivo resta migliorare l’immagine e l’efficienza del sistema tributario italiano agli occhi degli stakeholders internazionali

Carolina Lussana, presidente del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria (ImagoE)

CAROLINA LUSSANA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI PRESIDENZA DELLA GIUSTIZIA TRIBUTARIA

Roma, 12 marzo 2024 – Il Fisco vince la metà delle cause contro i contribuenti. E se in primo grado il 48,9% delle sentenze è stato favorevole agli uffici impositori, l’altra metà vede il successo pieno (29%) o parziale dei contribuenti. Valori sostanzialmente analoghi in secondo grado dove i giudizi integralmente favorevoli al contribuente sono stati il 27%. I dati emergono dalla relazione di apertura dell’anno giudiziario della giustizia tributaria tenuta da Carolina Lussana, presidente del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria.

La presidente Lussana ha specificato che “la Giustizia tributaria gestisce mediamente ogni anno cause per un valore complessivo di circa 40 miliardi di euro, pari al 2% del Pil”. Considerando la rilevanza dell’importo in questione, di fatto pari a una manovra finanziaria, la Giustizia tributaria non può non avere un ruolo centrale nell’ordinamento, “svolgendo l’insostituibile funzione di controllo dell’esercizio del potere impositivo dello Stato finalizzato alla trasformazione dei tributi in beni e servizi per la salvaguardia, come detto, dei diritti fondamentali dei cittadini”.

L’obiettivo resta quello di migliorare l’immagine e l’efficienza del sistema tributario italiano – peraltro ancora troppo declinato al maschile – agli occhi degli stakeholders internazionali e affrontare tematiche moderne come la parità di genere. Con la necessità di marcare sempre più l’indipendenza dei magistrati tributari dal ministero dell’Economia e delle finanze. Ma di strada ce n’è ancora molta da fare, anche se la tempistica tende a migliorare e i ricorsi a diminuire. Sul fronte dei tempi, i dati indicano un lento miglioramento visto che i procedimenti in primo e secondo grado, come per gli anni passati, si confermano, sul fronte dell’attesa del giudicato, i migliori di tutte le altre giurisdizioni. “In primo grado – ha detto Lussana – si è passati dai 652 giorni del 2021, ai 571 del 2022, per arrivare ai 430 del 2023, con una riduzione in 2 anni pari ad oltre 7 mesi (222 giorni). In secondo grado si è invece passati dai 1.079 giorni del 2021 ai 973 del 2022, per arrivare ai 970 del 2023 con una riduzione in 2 anni pari a quasi 4 mesi (109 giorni)”. Il valore medio dei ricorsi definiti in primo grado, infine, è stato pari a 95.211 euro, mentre il valore medio degli appelli definiti in secondo grado è stato pari a 188.783 euro.

“Nel 2023 – ha riferito Lussana – sono pervenuti presso le Corti di giustizia tributaria di primo grado 138.372 ricorsi. Quelli definiti sono stati 139.203. Nel 2022 i ricorsi pervenuti erano stati 145.984 e quelli definiti 135.066. Lo scorso anno, dunque, rispetto al 2022, presso le Corti di giustizia tributaria di primo grado sono pervenuti 7.612 ricorsi in meno e ne sono stati definiti 4.137 in più. I ricorsi pendenti nel 2022 erano 159.299, nel 2023 158.468, con un calo di 831 unità (del 0,5%)”. Inoltre, ha aggiunto, “nelle Corti di giustizia tributaria di secondo grado gli appelli pervenuti nel 2023 sono stati 36.916. Quelli definiti 52.915. Nel 2022 gli appelli pervenuti erano stati 41.058 e quelli definiti 54.915, a conferma di un trend – ha sottolineato – come per il primo grado, che vede un numero maggiore di definizioni rispetto alle sopravvenienze”.

Infine, la questione di genere. Su 2.237 giudici tributari in organico, la componente femminile è pari a 522 unità. Un numero alquanto basso, se si considera che in tutte le magistrature la presenza femminile ha da tempo superato quella maschile. E di queste 522, poi, solo 17 ricoprono un incarico direttivo, appena il 5% del totale.

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