Ex Ilva, il governo rassicura i fornitori. A rischio crediti per 120 milioni

Tensione a Taranto. La Cgil: 183mila lavoratori coinvolti nelle crisi aziendali. Via ai colloqui per trovare nuovi soci

Ex Ilva, il governo rassicura i fornitori. A rischio crediti per 120 milioni
Ex Ilva, il governo rassicura i fornitori. A rischio crediti per 120 milioni

A Taranto va di nuovo in scena la protesta per le sorti dell’ex Ilva senza pace, con cortei e blocchi. Ma il governo si muove su più fronti per salvare l’industria dell’acciaio e la connessa occupazione della città pugliese e garantire indotto e fornitori. Ma la vertenza del gruppo siderurgico è solo una di quelle aperte ai tavoli ministeriali della Capitale. "Sono 183.193 le lavoratrici e i lavoratori italiani travolti dagli effetti di crisi aziendali o di settore nel comparto dell’industria e delle reti" avvisa il segretario confederale della Cgil, Pino Gesmundo.

Mentre di fatto si ragiona sul commissariamento di Acciaierie d’Italia, l’obiettivo è quello di salvaguardare occupazione e produzione, con l’avvio di uno "scouting" per trovare nuovi soci privati. "Le interlocuzioni sono già iniziate" ha annunciato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che nei giorni scorsi ha incontrato il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, e il presidente del gruppo Danieli, Gianpietro Benedetti, per un confronto sul Piano siderurgico nazionale. Ma da giorni circolano nomi importanti: da Vulcan Green Steel a Metinvest, fino agli italiani del settore con capacità di intervento come Arvedi, Acciaierie Venete e Gruppo Marcegaglia.

La partita per garantire un futuro ad Acciaierie d’Italia si articola su diversi fronti: legale, finanziario ma anche sociale. "Evitare un nuovo 2015" è il mantra delle associazioni che rappresentano i fornitori e l’indotto di Acciaierie d’Italia spaventate dalla prospettiva, sempre più concreta, di amministrazione straordinaria. La paura è che si ripeta lo scenario di nove anni fa, quando il commissariamento dell’allora Ilva mandò in fumo 150 milioni di crediti.

Anche oggi traballano cifre importanti: 120 milioni secondo le organizzazioni. Rassicurazioni sono arrivate dal ministro Urso che dopo un confronto con l’indotto, al quale ha partecipato anche la ministra del Lavoro, Marina Calderone, ha aperto a possibili miglioramenti del decreto varato dal governo, il cui esame inizierà in Senato.

Ieri mattina a Taranto è stata l’Aigi, a cui aderisce l’80% delle imprese che lavorano con l’ex Ilva, ad alzare il livello della protesta con un corteo, temporanei blocchi stradali e rallentamenti al traffico. In serata l’associazione ha annunciato la rimozione dei blocchi "in attesa di adottare nuove e clamorose iniziative di protesta", sostenendo come nell’incontro con i ministri Urso e Calderone non ci sia stata "nessuna garanzia sui crediti esigibili dalle aziende dell’indotto". Il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, ha parlato, però, di "tavolo aperto a tutto" con "obiettivo primario la salvaguardia occupazionale".

No all’acciaio di Stato invece dal presidente di Confindustria, Carlo Bonomi: "Lo abbiamo già avuto ed è fallito". Ma c’è anche il fronte europeo. Una portavoce della Commissione Ue, interpellata sull’ipotesi di prestito ponte da 320 milioni ad Acciaierie, ha puntualizzato che "spetta a uno Stato membro valutare se una misura specifica comporta aiuti di Stato" e, in questo caso, "deve essere notificata alla Commissione per la valutazione preventiva di qualsiasi concessione di aiuti".

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