Venerdì 14 Giugno 2024
ANTONIO TROISE
Economia

Ex Ilva, governo all’attacco su Mittal. E punta a un divorzio consensuale

Per il ministro Urso è urgente un intervento drastico: "Impegni non mantenuti, cambiare rotta ed equipaggio "

Roma, 11 gennaio 2024 – Il governo a caccia di una soluzione del caso Ilva. Con l’obiettivo, dichiarato, di arrivare in tempi brevi ad un "divorzio" consensuale con l’attuale socio di maggioranza dell’azienda, Arcelor Mittal. Mentre si infiamma la polemica politica fra maggioranza e opposizione e mentre il presidente della Confindustria, Carlo Bonomi, punta l’indice sui ritardi accumulati negli ultimi quattro anni. Oggi, a Palazzo Chigi, lungo vertice con i leader delle organizzazioni sindacali di categoria. Dall’altra parte del tavolo quattro ministri (Raffaele Fitto, Adolfo Urso, Marina Calderone e Giancarlo Giorgetti) e, in videcollegamento, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.

Approfondisci:

La maledizione ex Ilva: inquinamento, debiti e tribunali. L’acciaio di Stato è un buco nero

La maledizione ex Ilva: inquinamento, debiti e tribunali. L’acciaio di Stato è un buco nero
Il ministro Adolfo Urso
Il ministro Adolfo Urso

Al centro della discussione soprattutto un tema: come garantire la continuità produttiva dell’azienda e sciogliere il nodo della governance dopo la decisione di Arcelor Mittal di non aderire all’aumento del capitale ma conservando l’attuale assetto di vertice.

Una linea nettamente bocciata dal ministro delle Imprese, Adolfo Urso che in mattinata, durante un’audizione alla Camera, ha considerato non percorribile sia "nella sostanza che alla luce dei vincoli europei sugli aiuti di Stato". L’idea del governo, invece, è quella di rilanciare lo stabilimento, anche attraverso la ricerca di altri investitori industriali: "Vogliamo che Taranto diventi il polo siderurgico green più avanzato del continente europeo. Per questo, però, occorre una svolta netta" ha detto Urso, ricordando che "nulla di quello che era stato programmato e concordato è stato realizzato. Nessuno degli impegni presi è stato mantenuto". Quindi "intendiamo invertire la rotta cambiando equipaggio".

La strada maestra resta quella di evitare una guerra a colpi di carte bollate con una uscita soft del gruppo franco indiano, che potrebbe essere sostituito da un altro partner industriale, magari nella forma di una cordata italiana. Un’operazione che potrebbe essere conclusa in tempi brevi, tanto che governo e sindacati potrebbero tornare a incontrarsi già fra una settimana. Resta sul tavolo, in caso di mancato accordo con Arcelor, l’ipotesi dell’amministrazione straordinario con la nomina di un Commissario.

I sindacati hanno premuto sulla necessità di garantire l’occupazione per i 10.600 dipendenti dello stabilimento e ai lavoratori impiegati nell’indotto. Molte delle imprese che lavorano per l’Ilva, a cominciare dagli autotrasportatori, sono già sul piede di guerra. "Dispiace vedere che si prende coscienza di quello che sta succedendo solo oggi. Da quattro anni, da quando sono presidente di Confindustria, continuo a dire a questo Paese deve decidere se il tema dell’acciaio è qualcosa di importante o non importante. E se è importante lo deve affrontare", ha spiegato il numero uno di Confindustria, Carlo Bonomi, che ha anche chiarito di non voler scaricare le colpe su questo governo. "Tutti hanno rimandato la palla, si sono trovate soluzioni per comprare tempo. Oggi però i nodi vengono al pettine e questo dispiace".