Energia, Ue più efficiente di Usa e Cina. L’Italia ha la maggiore dipendenza

Il nostro è il Paese meno autosufficiente (73,5% di import), mentre la Francia è al top grazie al nucleare

Energia, Ue più efficiente di Usa e Cina. L’Italia ha la maggiore dipendenza

Energia, Ue più efficiente di Usa e Cina. L’Italia ha la maggiore dipendenza

L’Europa è, tra le grandi regioni del mondo, l’area con il maggior grado di dipendenza energetica: al suo interno, l’Italia è il paese meno autosufficiente, con un grado di dipendenza energetica pari al 73,5%. In Francia, Paese che usa il nucleare, questo dato supera di poco il 44%. L’Unione europea, tuttavia, è la più efficiente nell’uso dell’energia, superando di gran lunga Cina e Stati Uniti. Uno scenario complesso, dunque, in cui il Vecchio continente ha una "occasione unica per riaffermare la propria leadership sui temi della sostenibilità e della transizione energetica", dichiara Francesco Profumo, presidente di Fondazione Compagnia di San Paolo e Acri.

Il quadro sull’evoluzione del settore energetico emerge dal quinto Med & Italian Energy report, realizzato con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo e frutto della partnership scientifica tra Srm (centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo) e l’Esl@Energy Center del Politecnico di Torino, con la collaborazione della Fondazione Matching energies. Cina, Usa, Unione europea e India, secondo la ricerca, rimangono tra i maggiori consumatori di energia mondiale, con una percentuale pari al 58%.

Sul fronte della dipendenza si evidenzia come il 55,5% dei consumi energetici europei dipenda da importazioni, mentre questo dato scende al 20% per la Cina ed è pari allo 0% per gli Stati Uniti, che sono totalmente autosufficienti. Da circa vent’anni è in atto un’importante modifica del mix di produzione di energia elettrica. Nell’Ue l’uso del carbone è diminuito dal 31% al 16%, mentre è aumentata, in maniera significativa, la quota del gas naturale (dal 12% al 20%). Dominano le energie rinnovabili, passate dal 15% al 38%. L’Italia avanza sul fronte delle rinnovabili - nel primo semestre del 2023 la capacità installata è pari a 2.5 Gw (+120% rispetto al 2022) - ma deve accelerare ulteriormente per centrare i target. Il settore è pesantemente influenzato, peraltro, dalle tensioni geopolitiche: basti pensare che, dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, secondo il rapporto di Srm-Intesa e Politecnico di Torino, le importazioni di gas dalla Russia sono crollate al 6% nei primi nove mesi del 2023 (rispetto al 41,1% del pre guerra). C’è la guerra in Medio Oriente che, per il momento, ha visto uno "scarsissimo effetto, ma una regionalizzazione del conflitto sarebbe drammatica per il mercato dell’energia", dice Massimo Deandreis, direttore generale di Srm.

Sempre più cruciale, infine, il ruolo dei porti: si configurano, infatti, come veri e propri hub energetici e digitali, oltre che logistici. Terminali di energie fossili, luoghi di sbocco di pipelines, comunità energetiche, vicini a industrie ad alta intensità energetica, possono contribuire attivamente agli sforzi globali di decarbonizzazione. I progetti su innovazione, rafforzamento della filiera industriale e riduzione dell’inquinamento si affiancano all’importante caratterizzazione energetica che la portualità italiana già da tempo mostra: il 34% del traffico è costituito da prodotti energetici (oltre 169 milioni di tonnellate).

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