Mario Draghi (Afp)
Mario Draghi (Afp)

Roma, 8 marzo 2018  - Nella consueta conferenza stampa a seguito del comunicato diramato al termine della riunione del Consiglio direttivo della Bce, Mario Draghi si è espresso sul rischio Italia, dopo un voto che privilegia le forze antisistema senza prefigurare una maggioranza certa: "Una protratta instabilità può minare la fiducia e ciò può avere effetti negativi", ha avvertito. Anche se, ha fatto notare, "i mercati non hanno reagito in maniera eccessiva". La sostenibilità dei conti resta "la preoccupazione principale per i Paesi ad alto debito". Ma il rischio di una svolta antieuropea per Draghi non c'è: "L'euro è irreversibile" e "resta una priorità". 

Nel comunicato mensile del Consiglio direttivo della Bce resta un ottimismo di base sulla ripresa europea,e quindi lascia i tassi invariati. Ma la banca centrale europea fa anche un piccolo passo verso la riduzione degli stimoli monetari correggendo il tono sul Qe (Quantitative Easing), eliminando ogni riferimento a un possibile aumento degli acquisti mensili di titoli di stato (oggi sono 30 miliardi fino a settembre 2018) in caso di peggioramento dello scenario economico. "E' essenzialmente una decisione che guarda al passato. Quando abbiamo introdotto quella frase a inizio 2016, le condizioni erano molto diverse", ha sottolineato Draghi.

Una mossa che i mercati davano abbastanza per scontata, come dimostrano l'andamento dell'euro, schizzato a 1,2442 e poi tornato sotto quota 1,24 dollari, quello dello spread, calato a 124 punti, e quello delle Borse europee, tutte in rialzo. 

Anche perché sulla ripresa Draghi è ottimista: "E' più rapida delle attese", come rivelano le nuove stime dell'Eurotower. Infati la Bce prevede che quest'anno il Pil dell'Eurozona registrerà un aumento del 2,4%, superiore al 2,3% fissato a dicembre. Non cambiano invece le stime per il 2019 e il 2020, rispettivamente all'1,9% e all'1,7%. Riguardo l'inflazione la Bce prevede che si attesterà all'1,4% quest'anno e il prossimo, per poi accelerare all'1,7% nel 2020. 

Sul capitolo Trump e la sua paventata svolta protezionistica, con aumenti dei dazi Usa sull'acciaio e sull'alluminio, il numero uno della banca centrale europea ha subito chiarito che "decisioni unilaterali" sulle barriere al commercio "sono pericolose". Poi ha smorzzato i timori: "la ricaduta immediata delle misure Usa sul commercio non sarà poi così grande", anche se rimane una "preoccupazione sullo stato delle relazioni" internazionali. Infatti il numero uno dell'Eurotower si chiede: "Se metti tariffe contro i tuoi alleati, ci si chiede 'chi sono i nemici?'". 

Secondo Draghi il "protezionismo in aumento", il cambio dell'euro e la deregulation finanziaria sono i pericoli più grandi per l'Eurozona. Infine Draghi accenna al suo successore: "Mi rimane ancora tempo", non c'è alcuna fretta nella scelta.