Mercoledì 19 Giugno 2024
CRISTINA MAZZI
Economia

Dentisti, addio libera professione. Studi sempre più grandi e approccio aziendale. Ecco perché

Corre veloce il mercato delle fusioni e acquisizioni nel settore dentale. Nell’ultimo anno sono aumentate le operazioni che hanno visto come parte acquirente giovani dentisti interessati ad avere un proprio studio tramite un’operazione di “M&A”

Dentisti

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Roma, 8 novembre 2023 – Corre veloce il mercato delle fusioni e acquisizioni nel settore dentale, tendenza che segna un netto incremento negli ultimi anni soprattutto per i piccoli studi. Assistiamo a un’inversione di marcia? Forse presto per dirlo, i grandi gruppi restano i maggiori acquirenti, ma nell’ultimo anno sono aumentate le operazioni che hanno visto come parte acquirente giovani dentisti interessati ad avere un proprio studio tramite un’operazione di “M&A”.

Ovvero tramite fusione e acquisizione. Si tratta appunto – stando alle operazioni gestite nel 2023 da MpO (azienda specializzata in M&A di realtà professionali) –, di una tendenza nuova. Prima “i piccoli” prediligevano rapporti di collaborazione. Negli ultimi anni mentre i grandi gruppi hanno dimostrato una propensione a concentrarsi su strutture con fatturato superiore al milione di euro, senza particolari limiti geografici, al contrario i singoli dentisti hanno effettuato acquisizioni su scala più ridotta, con studi che fatturavano in media meno di 500mila euro, prevalentemente nel nord Italia, dove già operavano. I grandi gruppi preferiscono una cessione “per step”, coinvolgendo inizialmente una quota rilevante (60-80%) del capitale e raggiungendo il 100% entro tre/cinque anni. La cessione di quote è diventata infatti uno strumento ampiamente utilizzato nelle operazioni di M&A, sia tra grandi gruppi, sia tra professionisti.  

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Agli occhi degli esperti i fenomeni alla base dell’incremento di fusioni e acquisizioni in questo settore sono principalmente due: l’aumento dell’età media dei professionisti e l’imprenditorializzazione del settore. Secondo i dati diffusi dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, nel 2022 gli iscritti all'albo degli odontoiatri erano 63.675. Agli inizi del 2020 l'età media degli iscritti, stimata per difetto, era di 52,5 anni, età che nel 2022 è passata a 53,2 anni. In poco più di tre anni la percentuale di odontoiatri anziani è aumentata di oltre il 70%, passando progressivamente dal 17,6% del 2018 al 30,2% nel 2022. Il numero di odontoiatri con oltre 65 anni di età è in costante aumento. La fascia tra i 60 e i 64 anni è passata dal 16,2% del 2020 al 18,7% nel 2022. In sintesi, "nascono" meno dentisti a fronte di molti dentisti che "invecchiano". Le operazioni M&A di studi dentistici rappresentano perciò una soluzione al problema del passaggio generazionale.

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Dal punto di vista imprenditoriale, poi, il vantaggio derivante da un’aggregazione è quello di poter creare o adeguare strutture e modelli organizzativi per migliorare la gestione. Inoltre consente di ripartire prestazioni, responsabilità e rischi associati all’attività odontoiatrica. Secondo Unidi (Unione nazionale industrie dentarie italiane), il settore dentale in Italia cresce ancora dopo il + 29% del 2021, anno nel quale il comparto aveva risposto alla fisiologica caduta del 2020, dovuta al Covid. Per il 2022 la crescita è stimata in un ulteriore +16%, con un valore complessivo del comparto che supera 1,3 miliardi. Si può quindi affermare che il settore abbia consolidato volumi complessivi molto al di sopra di quelli del 2019, rispetto al quale la crescita complessiva è di circa il 30%.