Volatilità dei mercati: cos’è e come si riconosce

Cosa sono gli indicatori e quali sono quelli che vengono maggiormente utilizzati dai trader

Indicatori di volatilità - Crediti iStock Photo
Indicatori di volatilità - Crediti iStock Photo

Per chi fa trading, una leva molto utile per comprendere in maniera sintetica e veloce quali siano i periodi di maggiore o minore volatilità di un mercato o di un titolo sono i cosiddetti indicatori di volatilità. Si tratta di strumenti tecnici che sono in grado di misurare le velocità del movimento dei prezzi, sia nel caso in cui si assista ad un rialzo che ad un ribasso. Appare evidente, dunque, che per i trader siano di grande supporto, in quanto consentono di conoscere la volatilità di un titolo o di un mercato sia da un punto di vista storico che in relazione ai suoi rischi associati e, di conseguenza, di impostare la strategia più adatta al contesto.

Indicatori di volatilità: la deviazione standard

Tra gli indicatori di volatilità più diffusi c’è sicuramente la deviazione standard che è in grado di fornire l’importo medio della variazione del prezzo di un titolo in relazione alla media di un dato periodo storico. Il calcolo della deviazione standard, che si attua applicando una formula matematica, può condurre a due diverse situazioni: - vi è una bassa volatilità, ovvero il prezzo di un titolo tende a essere stabile nell’arco temporale preso a riferimento. In tale fattispecie i trader tenderanno a prediligere una strategia di trading meno aggressiva; - c’è un volatilità alta, con il prezzo di un titolo che è soggetto a cambiamenti drastici, sia verso l’alto che verso il basso, nell’arco del periodo di tempo preso in esame. In questo caso i trader opteranno verosimilmente per strategie di scalping, basate cioè sulla vendita e l’acquisto di titolo per trarre profitto dai piccoli movimenti, o di breakout, basate sull’identificazione di un livello chiave dei prezzi e sulla vendita o l’acquisto di titoli nel momento in cui il prezzo rompe, in inglese break, quella data soglia.

Gli altri indicatori di volatilità principali

Oltre alla deviazione standard, esistono altri indicatori di volatilità molto utilizzati dai trader. Tra questi troviamo: - le bande di Bollinger, ovvero un indicatore tecnico di prezzo che oscilla tra due bande, o livelli di prezzi, una superiore ed una inferiore che si trovano rispettivamente sopra e sotto alla media mobile semplice. La tendenza verso una o l’altra banda indicherà un’alta o una bassa volatilità; - l'Average true range, Atr, che segue i cambiamenti di prezzo di un asset in un orizzonte temporale definito. Valori alti dell’Atr indicheranno una forte volatilità, mentre livelli bassi rappresenteranno la situazione opposta; - il Volatility index, Vix, che analizza la volatilità di un titolo o un mercato in tempo reale e permette di misurare le aspettative future. Si ottiene con un calcolo matematico molto complesso che parte dal prezzo delle opzioni sull'indice S&P 500, ovvero il più importante indice azionario degli Stati Uniti. Proprio quest’ultimo aspetto impedisce al Vix di fornire delle analisi retroattive rispetto al momento del suo calcolo; - il canale di Keltner, utilizzato soprattutto per la ricerca di zone di volatilità del prezzo in un asset. Questo indice oscilla tra tre linee (alta, media e bassa) che vengono definite dai movimenti di prezzo e dai livelli di supporto o resistenza. Entrando più nel dettaglio, quando il prezzo di un dato asset è sopra la linea alta, anche definita come la resistenza, o sotto quella inferiore, identificabile come il supporto, vuol dire che la tendenza dei prezzi è in cambiamento, verso l’alto o il basso, e che acquisterà sempre più velocità.

E ancora, altri indicatori utilizzati dai trader sono il canale di Donchian, che permette di individuare dei punti di breakout, l'indicatore di Chaikin, che misura la volatilità come un'espansione dell'intervallo tra il prezzo più alto e più basso di un titolo, e l’indicatore di Twiggs, che viene usato per tracciare indici come Dow e S&P 500 e permette di individuare preventivamente l'aumento di rischio sul mercato.

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