Cop28, si tratta fino a notte fonda. Sulle emissioni accordo al ribasso

Sono sei i gruppi di negoziazione: difficile concordare su un testo da sottoporre oggi all’assemblea plenaria

Cop28, si tratta fino a notte fonda. Sulle emissioni  accordo al ribasso
Cop28, si tratta fino a notte fonda. Sulle emissioni accordo al ribasso

Sospese tra il fallimento di Copenaghen 2009 (e della maggior parte delle COP) e il successo di Kyoto 1997 e di Parigi 2015, le 197 delegazioni della Cop28 di Dubai hanno “fermato gli orologi“, come è tradizione di quasi tutte le COP, rinviando sine die la fine della conferenza, che doveva chiudersi alle 11 ora locale di ieri, per cercare entro oggi una intesa che sia accettabile.

Ormai è tutti contro tutti, con almeno sei gruppi negoziali (Ue e paesi ad “alta ambizione“; Stati Uniti e amici; Opec e amici; i 135 paesi del “G77 più Cina“; Aosis e Ldc che unisce paesi insulari e paesi meno sviluppati) variamente combinati che si combattono senza esclusione di colpi dopo il risoluto “no“ dei 13 paesi Opec (Arabia Saudita) e dei 10 Opec + (Russia) ad accettattare l’introduzione nel testo negoziale (senza che comportasse automaticamente nessun obbligo, notasi bene) una eliminazione graduale delle fonti fossili, qualcosa di ovvio ma impensabile da mettere in un testo negoziale climatico, finora. Il testo negoziale di domenica, la progressiva eliminazione dei fossili è stata cassata e questo ha provocato l’alzata di scudi della maggioranza dei paesi: tra 127 e 130 su 197 sarebbero favorevoli ad un “phase out“ anche se i paesi in via di sviluppo chiedono che sia con tempi differenziati a seconda dei paesi. È un blocco importante ma alle COP serve l’unanimità, un meccanismo negoziale che produce fatalmente un abbassamento dell’ambizione.

Contro un fallimento hanno lavorato tutto il giorno il capo negoziatore americano John Kerry, il commissario europeao per il clima europeo Woke Hoekstra e il capo negoziatore cinese Xie Zhenhue, per il quale "questo vertice è il più difficile nei 16 anni di mie partecipazioni ai negoziati per il clima". Già. Il presidente di Cop28, l’emiratino al Jaber, sta lavorando con i capi negoziatori dei vari gruppi ad incessanti riunioni per dare vita ad un nuovo testo ma l’intesa verrà dall’incontro dei questi tre capi delegazione più quello saudita.

Saranno loro a dire se un minimo comun denominatore è possibile e se salverà gli interessi economici di tutti, oltre alle facce e all’integrità ambientale dell’accordo. Che ripetiamo è sempre basato sulla volontarietà e porterà ad eventuali nuovi impegni di riduzione delle emissioni solo alla COP del 2025. Quindi, con tempi biblici.

Nel tardo pomeriggio, intercettato dai giornalisti che gli hanno chiesto se il linguaggio sui carburanti fossili fosse più forte nel nuovo testo, l’ex segretario di Stato Usa ha risposto: "Si, lo è, ci stiamo muovendo nella giusta direzione". Ma tutto è su ghiaccio sottile. Il nuovo testo dovrebbe essere proposto tra mezzanotte e le tre di notte e poi discusso questa mattina in plenaria. Se ci sarà un testo. E se tutte le delegazioni lo riterranno accettabile senza tentare di emendarlo pro domo loro, facendo crollare l’equilibrio raggiunto. Possibile, ma una cosa è sicura: l’intesa, se ci sarà, sarà vergata con linguaggio molto soft e zero obblighi, quindi molto lontana da quel che servirebbe per fermare la crisi climatica.

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