Confindustria, la corsa si complica. Con Orsini due big per il dopo Bonomi

Oltre ai tre vicepresidenti uscenti, nelle ultime settimane sono entrati in gioco i liguri Gozzi e Garrone

Carlo Bonomi, presidente uscente di Confindustria

Carlo Bonomi, presidente uscente di Confindustria

La successione di Carlo Bonomi alla guida di Confindustria si fa sempre più complicata: un vero puzzle che non appare facile comporre, ma che per forza di cose dovrà essere definito entro i primi mesi di quest’anno. Un puzzle che in partenza appariva più agevole sistemare. E questo perché, in una prima fase, le sole candidature "disponibili" sembravano essere quelle di tre vicepresidenti: Alberto Marenghi e Giovanni Brugnoli. E, soprattutto, Emanuele Orsini, emiliano, alla guida di un gruppo imprenditoriale di eccellenza, considerato in pole position anche perché visto come l’anti-Bonomi e, dunque, punto di riferimento di una larga coalizione di industriali insoddisfatti.

Ma nelle ultime settimane sono entrati in gioco due pesi massimi, entrambi liguri, Antonio Gozzi ed Edoardo Garrone. L’entrata nella partita dei due industriali viene spiegata con l’esigenza (sottolineata ed evocata da più parti) di poter avere, tra le scelte possibili, anche una o più candidature espressione di realtà imprenditoriali più grandi e consistenti rispetto a quelle dell’attuale presidente e dei suoi vice intenzionati a sostituirlo.

Il prossimo mandato del futuro numero uno della più rilevante organizzazione italiana degli imprenditori coinciderà, del resto, con la nuova legislatura europea e con il conseguente rinnovo degli organismi Ue e, soprattutto, della Commissione, dopo gli anni dominati, per quel che riguarda l’impostazione della transizione green e delle politiche industriali conseguenti, dal contestato vicepresidente Frans Timmermans, autore di provvedimenti che hanno fortemente penalizzato l’industria europea e italiana in particolare. Dunque, il nodo del destino della grande industria diventa, in questa prospettiva, sempre più rilevante.

A ciò si deve aggiungere la convinzione (anch’essa sempre più diffusa) che l’Italia si trovi in uno scenario politico di una legislatura stabile nella quale una Confindustria con una guida espressione anche o soprattutto delle realtà più dimensionalmente rilevanti potrebbe ottenere risultati significativi in termini di riforme favorevoli all’impresa. D’altronde, molti imprenditori pensano che la premier Giorgia Meloni potrebbe, come ha sostenuto anche ieri di nuovo in conferenza stampa, riuscire a dare uno sviluppo adeguato all’affermazione secondo la quale lo "Stato non deve disturbare chi ha voglia di fare": da qui la richiesta che da Viale dell’Astronomia dovrebbe venire non di spesa pubblica aggiuntiva, ma di interventi di deregolazione burocratica e fiscale.

È in questo contesto o in questo cambio di contesto che sembra sia nata la richiesta di candidatura di uno dei maggiori imprenditori italiani, Antonio Gozzi, che presiede la Federacciai, la Federazione confindustriale degli acciaieri e, dopo una carriera universitaria, da trent’anni dirige il gruppo di famiglia multinazionale Duferco con un fatturato di 46 miliardi di dollari e 2.500 dipendenti, operativo in molti ambiti strategici: dalla produzione siderurgica, all’energia, allo shipping.

Sostenuto, a quanto risulta, da alcuni ex presidenti di Confindustria come Giorgio Fossa, Luca Cordero di Montezemolo, Antonio D’Amato, Gozzi è partito in ritardo ma sembra già godere di molti consensi in Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli oltre che in molte categorie come la potente Federchimica. La novità della sua partecipazione alla sfida ha messo in discussione, come era facilmente immaginabile, anche i precedenti pronunciamenti in favore dei tre vicepresidenti uscenti.

Ma le sorprese lungo il complesso percorso che porterà all’elezione del nuovo leader degli industriali non sono finite con la discesa in campo di Gozzi. Nelle ultime settimane è intervenuto un ulteriore colpo di scena con la nuova candidatura del genovese Edoardo Garrone, presidente del Gruppo Erg: si dice sollecitato e comunque sostenuto da un’altra ex presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, con l’intento di contrapporre un altro big rappresentativo delle grandi imprese a Gozzi. A determinare la partecipazione di Garrone alla corsa anche l’idea secondo la quale Gozzi sarebbe scarsamente "europeista".

Ma, d’altra parte, lo stesso Gozzi ha più volte fatto capire di proporsi come un determinato "sindacalista dell’industria nazionale" rispetto agli eccessi ideologici del green deal europeo e agli atavici pregiudizi culturali nei confronti dell’impresa. Dal punto di vista politico, del resto, Garrone è considerato vicino al centrosinistra mentre Gozzi, che ha avuto un passato politico giovanile nel Psi, condivide simpatie e antipatie del mondo craxiano per cui sarebbe più aperto al governo Meloni.

Alla fine della fiera, però, secondo molti insiders la candidatura di Garrone potrebbe mettere in difficoltà Gozzi favorendo, al dunque, la corsa di Orsini. Certo è che dopo l’Epifania il processo decisionale interno a Confindustria avrà una forte accelerazione con molte sorprese.

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