Come funziona il contratto di affitto transitorio

Come sono regolamentati questi tipi di contratti in Italia e quali sono i suoi vantaggi per le parti coinvolte

Contratto di affitto transitorio (Crediti iStock Photo)

Contratto di affitto transitorio (Crediti iStock Photo)

Una possibile formula di locazione è il cosiddetto contratto di affitto transitorio, un’opzione ideale nel momento in cui il locatario, cioè chi prende in affitto un bene, ha delle esigenze temporanee diverse da quelle turistiche. Si tratta di un contratto regolare di natura transitoria che, però, deve essere redatto nella maniera corretta prevista dalla legge, art. 5 l. 431 del 1998, per evitare che possa risultare nullo e, dunque, problematico per le parti che lo stipulano.

Le regole del contratto transitorio

Il primo aspetto da comprendere quando si parla di contratti d’affitto transitori è che questi sono strettamente legati ad un uso abitativo, seppur temporaneo. Il locatore, cioè il proprietario del bene in affitto, infatti, concede l’utilizzo al locatario per un periodo di tempo determinato, solitamente breve, a fronte del pagamento di una somma di denaro stabilita e accordata in fase di contrattazione dalle parti. Fondamentale, in questa forma contrattuale, sono i tempi: c’è una durata minima di 30 giorni e massima di 18 mesi. Al di sopra e al di sotto di questo arco temporale non è più possibile per la parti attivare un contratto transitorio di affitto, ma è necessario provvedere ad altre forme di accordo previste dalla legge.

Nel momento in cui le parti si accordano per un contratto transitorio di affitto, devono compilare un modello standard che è messo a disposizione dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, al cui interno devono essere indicati tutti i dati richiesti. Una volta siglato, questo contratto deve essere registrato presso l’Agenzia delle Entrate in base a quanto stabilito dalla legge, ovvero un contratto di locazione di durata superiore a 30 giorni deve obbligatoriamente essere comunicato al Fisco. Il prezzo dell’atto di registrazione è di 67 euro. Una volta effettuati tutti questi passaggi, il contratto d’affitto transitorio può essere ritenuto valido e attivo, con quanto previsto al suo interno che impegna le parti coinvolte per il periodo di tempo stabilito.

Al termine della locazione, l’accordo cessa in maniera automatica, non obbligando quindi nessuna delle due parti alla disdetta. Nel momento in cui, invece, il locatario volesse prolungarlo, deve farne espressa richiesta tramite raccomandata al locatore documentando il perdurare della propria esigenza di locazione. L’intera pratica, tuttavia, può svolgersi soltanto una volta, trascorsa la quali il contratto si trasforma in maniera automatica in un contratto a canone libero 4 + 4.

A chi conviene il contratto d’affitto transitorio

Il contratto d’affitto transitorio rappresenta la soluzione ideale per i locatari che hanno necessità di locazioni brevi e per periodi di tempo determinati. I vantaggi, tuttavia, ci sono anche per i locatori che, infatti, con questa forma contrattuale possono utilizzare la cedolare secca per pagare le tasse derivanti dall’accordo. Ci sarà dunque un’unica imposta sostitutiva al 21 per cento del canone anno, con la percentuale che può scendere al 10 per cento nei casi in cui l’immobile locato si trovi nei Comuni italiani contraddistinti da limitate disponibilità abitative o in quelli maggiormente popolati. Per il locatore ci sono anche degli svantaggi, dati dal fatto che con un contratto d'affitto transitorio non è possibile accedere a nessun tipo di detrazione fiscale in quanto l’inquilino si trova un immobile nel quale non può spostare, per legge, la propria residenza anagrafica.

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