Quanto guadagnano colf e badanti: i nuovi minimi. In Italia sempre meno lavoratori domestici (regolari)

La fotografia dell’Inps: arrivano soprattutto dall’Est Europa (35,4%), gli italiani sono il 30,5%

La domanda di lavoratori domestici è alta a fronte di una disponibilità moderata (Ansa)
La domanda di lavoratori domestici è alta a fronte di una disponibilità moderata (Ansa)

Roma, 11 gennaio 2023 – Dipende da zona a zona, grandi città e piccoli paesi, Nord e Sud. Ma una colf nelle città italiane grandi e medie costa tra i 10 e i 15 euro all’ora. Nei centri minori la retribuzione scende e per chi lavora ai minimi salariali nel 2024 gli aumenti per colf e badanti saranno contenuti. L’8 gennaio, scorso, infatti, è stato siglato, dalla Commissione nazionale per l’aggiornamento retributivo, l’accordo sui nuovi minimi retributivi relativi al lavoro domestico – circa 900mila persone a contratto in Italia, la metà di quelle effettivamente al lavoro con una quota di irregolarità vicina al 50% - derivanti dalla variazione del costo della vita. Nel complesso, i valori minimi retributivi crescono rispetto al 2023 dello 0,56%. Questo significa, come spiega Fidaldo, la Federazione italiana dei datori di lavoro domestico, che la colf assunta ad ore e inquadrata nel livello B passerà da 6,58 a 6,62 euro l’ora, mentre la badante convivente per persona non autosufficiente passerà da 1.120,76 a 1.127,04 euro al mese, con un incremento mensile dello stipendio di 6,28 euro. Ma, naturalmente, si tratta di valori minimi, che in alcuni casi possono essere già assorbiti dalle retribuzioni effettive, regolate da logiche di mercato che indicano tariffe decisamente superiori.

Anche perché la domanda di badanti e colf resta forte e gli afflussi moderati se si pensa che in occasione dell’ultimo click day del 4 dicembre scorso, il primo dopo 11 anni, i flussi di ingresso erano a quota 9.500 contro un fabbisogno aggiuntivo delle famiglie pari a circa 23mila unità l’anno, una previsione contenuta nell’edizione 2023 del Rapporto “Family (Net) Work – Laboratorio su casa, famiglia e lavoro domestico” di Assindatcolf. Valore che nel triennio sale a 68mila lavoratori domestici aggiuntivi nel triennio 2023-2025 contro le 28.500 unità effettivamente autorizzate nello stesso periodo.

Intanto, diminuiscono i lavoratori domestici iscritti all’Inps nel corso del 2022 che restano prevalentemente donne (86,4% con componente maschile in flessione di oltre il 18%) e per la stragrande maggioranza stranieri (69,5% del totale) ma in calo rispetto all’anno precedente. Secondo l’ultima rilevazione Inps - presentata a Roma in occasione del convegno dal titolo “Tutto regolare? Colf, badanti e baby sitter in Italia” organizzato da Nuova Collaborazione - nel 2022 i lavoratori domestici contribuenti all’Inps sono stati 894.299, con una flessione rispetto al 2021 del 7,9% (-76.548 lavoratori), dopo gli incrementi registrati nel biennio 2020-2021 dovuti alla regolarizzazione di rapporti di lavoro per consentire ai lavoratori domestici di recarsi al lavoro durante il periodo di lockdown e all’entrata in vigore della norma che ha regolamentato l’emersione di rapporti di lavoro irregolari (Dl n. 34 del 19/05/2020 - decreto “Rilancio”).

La regione che presenta il maggior numero di lavoratori domestici è la Lombardia, con 174.613 lavoratori nel 2022, pari al 19,5%, seguita dal Lazio (13,8%), dall’Emilia-Romagna (8,8%) e dalla Toscana (8,7%). In queste quattro regioni (con il Nord-Ovest area geografica prevalente con il 30,8% delle colf italiane), si concentra poco più della metà dei lavoratori domestici in Italia; la Sicilia è la regione che fa registrare la flessione maggiore.

La composizione dei lavoratori per nazionalità evidenzia una forte prevalenza di lavoratori stranieri, che nel 2022 erano il 69,5% del totale, con trend decrescente. Nell’ultimo anno, infatti, il numero dei lavoratori stranieri è diminuito dell’8,4% rispetto all’anno precedente, come si registra una diminuzione dei lavoratori italiani pari al -6,6%. I dati del triennio 2020-2022 mostrano per i lavoratori italiani una diminuzione pari al 7,1%.

Quanto a zona di provenienza, nel 2022 l’Europa dell’Est continua ad essere il “serbatoio“ da cui proviene la maggior parte dei lavoratori domestici con 316.817 soggetti pari al 35,4% del totale dei lavoratori domestici (ma dieci anni fa la quota di lavoratori dell’Est europeo era pari a 44,5%) seguiti dai 272.583 lavoratori di cittadinanza italiana (30,5%, contro il 21,2% di dieci anni fa), dai lavoratori del Sud America (7,8%) e dell’Asia Orientale (6,8%). A livello regionale nell’ultimo anno i lavoratori domestici italiani diminuiscono in tutte le regioni e in modo particolare in Sicilia (-11,5%), Marche (-9,4%) e Basilicata (-9,4%), come i lavoratori domestici stranieri che fanno registrare i maggiori decrementi in Basilicata (-17%), Calabria (-16,3%) e Puglia (-15,7%).

Guardando alla tipologia di rapporto, le colf nel 2022 valevano il 52% del totale dei lavoratori, contro il 48% delle badanti; ma a testimonianza di come stia cambiando la domanda di lavoro in Italia, dieci anni fa la quota delle colf era decisamente maggioritaria, con il 61,4% dei lavoratori, anche se nel 2022 il numero di badanti, rispetto all’anno precedente, registra un decremento pari a -5,6%. Una variazione che si confronta con un parallelo, e più forte, calo del numero di colf con (-9,9%).

Naturalmente, si tratta di numeri fotografati dall’Inps e che mostrano il lato “visibile” del lavoro domestico e non quello, ovviamente non rilevato dall’Istituto di previdenza, del lavoro nero che si stima possa essere doppio rispetto a quello ufficiale, come spiega Alfredo Savia, presidente di Nuova Collaborazione. Che spiega: “I contratti regolari sono onerosi e spesso le famiglie preferiscono il "nero", perché più conveniente, anche se espone a rischi elevati di contenzioso. Così il mondo delle colf sta scivolando sempre più nel nero, specie per quei rapporti di lavoro che si sostanziano in poche ore settimanali”.

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