Nel tondo a sinistra Filippo Berto, Ceo della BertO Salotti Sopra, lo show room di New York
Nel tondo a sinistra Filippo Berto, Ceo della BertO Salotti Sopra, lo show room di New York

Relazione diretta con i clienti e apertura al mondo attraverso il web. Certo, c’è l’emergenza del coronavirus. Ma i punti fermi di BertO, azienda che dagli anni ’50 produce divani, poltrone, letti e complementi d’arredo non cambiano. Del resto, BertO Salotti è stata la prima azienda del mobile a raccontarsi sul web, con un blog e con un canale YouTube. Lo fa dai primi anni 2000. Una vita fa, considerando la velocità con cui si avvicendano i fenomeni oggi. Lo fa da qui, da Meda, dall’epicentro del mobile brianzolo "che arreda le case più belle del mondo", come dicono da queste parti. E da queste parti, dove si respira l’arte del mobile, non erano molto abituati ad aprire i laboratori per girare video o scattare foto. I laboratori dovevano restare chiusi, magari a chiave.

"Noi abbiamo, ormai da tanti anni, abbiamo deciso di aprirci, di condividere – racconta Filippo Berto, Ceo di BertO e artefice della rivoluzione digitale nell’azienda di famiglia –. Ed era un passaggio necessario per raccontare la ricchezza del nostro lavoro, la forza del vero made in Italy. Adesso, se guardo indietro di una ventina di anni e guardo ai nostri inizi sul web penso una cosa: comunicare la nostra identità ci ha costretto a metterla in discussione". Identità che inizia a formarsi negli anni ’50, quando Fioravante e Carlo Berto si trasferiscono insieme alla famiglia dal Veneto alla Brianza e imparano il mestiere del tappezziere. Si appassionano, crescono, si costruiscono un’ottima reputazione. È il 1974 quando decidono di mettersi in proprio e di aprire la loro bottega. Di contribuire al "made in Meda". "Qui c’è un insieme di valori sociali ed economici unico al mondo – aggiunge Filippo Berto –. Come un vino è legato al suo territorio e non potrebbe nascere da nessuna altra parte. Qui abbiamo il nostro vitigno autoctono. Solo qui il saper fare di artigiani, designer e imprenditori si unisce per arredare le case più belle del mondo".

Tutto questo, però, va raccontato. Pioniere in Italia della trasformazione digitale con il suo "Laboratorio del Racconto", che Filippo Berto ha saputo trasmettere al mondo la propria storia, fatta di stile unico ed eccellente manualità artigiana. Tutto inizia con la nascita del primo blog italiano a tema design, seguito dal primo canale Youtube sull’arredo, arrivato a totalizzare oltre 2 milioni di visualizzazioni, e in seguito tramite l’utilizzo dei social network. L’approccio digital, oltre ad aver portato gli addetti da 5 agli oltre 50 attuali, è stato indispensabile per creare un ponte tra l’azienda e migliaia di clienti finali, offrendo soluzioni personalizzate e soprattutto senza intermediari, quello che viene chiamato "Dream Design Made in Meda di BertO".

Il web ha permesso a BertO di raccontare le storie e i procedimenti che si nascondono dietro alla creazioni di oggetti molto richiesti sui mercati esteri, come a Shanghai, negli Stati Uniti (con punti vendita a New York), in Russia e nei Paesi emergenti. "Europa, Stati Uniti e Cina sono i nostri tre principali mercati e sono quelli da cui ci aspettiamo i risultati più importanti", spiega Berto. Senza, però, dimenticare il mercato italiano. "Ci siamo accorti che persone abituate ad un certo tipo di prodotti si sentivano in qualche modo abbandonate perché le aziende del mobile investivano in particolare all’estero. Noi invece abbiamo creduto sul mercato italiano", precisa. E BertO è diventato un caso di studio nelle università ed è stato preso da esempio anche da Google.

E il coronavirus? "Ancora è presto per dire quale impatto avrà, ma sicuramente non sarà facile ripartire – afferma Berto –. Ma, come tutte le emergenze, ci farà riflettere sul modo in cui abbiamo comunicato negli ultimi anni. Noi, del resto, siamo un esercito di ambasciatori italiani che porta ogni giorno il made in Italy nel mondo".