Giù l’inflazione, più sviluppo. Cala il sipario sul biennio di crisi

Prezzi del gas già calati del 60%, tassi di mercato in discesa e investimenti: il 2024 fa ben sperare. Il costo del denaro sarà meno gravoso. Le banche? Pronte a ogni rischio con le nuove regole

Roma, 31 dicembre 2023 – Gli ultimi due mesi del 2023 hanno chiuso il biennio 2022-2023, successivo alla pandemia e caratterizzato innanzitutto dalla guerra russo-ucraina e dalla conseguente impennata dei prezzi dell’energia per l’Europa, soprattutto del gas, che è stato uno dei fattori della crescita dell’inflazione, cui è seguita la strategia delle Banche centrali di aumentare i tassi che in Europa erano rimasti a zero per addirittura un inedito decennio.

Giorgia Meloni
Giorgia Meloni

Gli ultimi mesi del 2023 hanno anticipato il 2024, che sarà un anno molto complesso e rischioso, con molte importanti variabili internazionali: innanzitutto le guerre in Ucraina e in Medio Oriente, le difficoltà dei traffici commerciali nel Mar Rosso insidiati da nuove forme di pirateria che rischiano di rallentare o addirittura bloccare i passaggi per i due Canali di Suez e di rendere molto più complessi e lunghi i collegamenti del Mediterraneo. Il 2024 sarà caratterizzato, a giugno, dalle elezioni europee e, a novembre, da quelle per la Presidenza degli Stati Uniti, senza contare tutto ciò che è imprevedibile. Venerdì scorso, 29 dicembre, i mercati internazionali hanno chiuso il 2023 e il 2 gennaio si riapriranno con premesse più economicamente promettenti rispetto ad un anno fa. Infatti, il prezzo del gas in Europa nel 2023 è calato addirittura del 60% circa, ed anche quello del petrolio è diminuito di circa il 6%.

L’inflazione si sta riducendo. Nel 2023 l’indice azionario dell’area Euro è aumentato di circa il 12% e quello italiano ha fatto ancor meglio, crescendo di circa il 28%. I tassi d’interesse ufficiali fissati dalle Banche centrali sono cresciuti nel 2023, ma nell’ultimo bimestre i mercati hanno anticipato le decisioni non ancora assunte dalle Banche centrali: i tassi di mercato sono nettamente calati, a cominciare dai Btp a dieci anni che hanno ridotto i rendimenti dal 4,99% di ottobre al 3,70% di fine dicembre.

In tutta l’Europa dell’Euro si è verificata una riduzione dei tassi di mercato dei Titoli di Stato. Contemporaneamente l’Irs a dieci anni, molto usato per i mutui, si è ridotto dal 3,52 di ottobre al 2,49% di fine anno. Si stanno riducendo, anche se in misura più limitata, anche il tasso del Bot a sei mesi e l’Euribor.

Il 2023 si chiude e il 2024 si sta per aprire con importanti fattori economici più promettenti per la ripresa dello sviluppo e dell’occupazione, con un costo del denaro meno gravoso per i debiti pubblici e privati, e con più possibilità di investimenti che si assommano a quelli ingenti in atto col Pnrr che ha già immesso in Italia oltre cento miliardi di Euro finanziati dall’Unione Europea.

Non debbono essere sottovalutati i rischi: i cambiamenti sono continui e quelli climatici stanno producendo ingenti e più frequenti disastri ambientali, mentre mai debbono essere sottovalutati i rischi finanziari internazionali che, in mercati e società aperte, possono portare a gravissimi sconquassi, come quello della banca americana Lehman Brothers che nel 2008 fallì ed innestò una lunga e grave crisi finanziaria internazionale.

Per sostenere i fattori promettenti di ripresa dello sviluppo e dell’occupazione le banche debbono essere particolarmente lungimiranti, rafforzando ulteriormente i propri prudenziali presidi patrimoniali, preparandosi per tempo a fronteggiare ogni rischio e ad applicare le più alte soglie patrimoniali stabilite dagli accordi internazionali di “Basilea 3+” che entreranno in vigore fra appena un anno, nel 2025.

*Presidente Associazione Bancaria Italiana

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