Domenica 21 Luglio 2024
MARTA
Cronaca

Zelensky ringrazia Meloni e l’Italia "Berlusconi? Gli regalerò vodka" Allarme Usa: la Cina armerà Putin

Oggi la premier vola a Kiev. Le lodi del leader ucraino: "È una donna forte, terrà unito il suo governo". I media americani: Xi aiuta Mosca con i droni. La Casa Bianca: "Presto invierà anche munizioni"

Migration

di Marta

Ottaviani

"Dall’Italia abbiamo ricevuto un pacchetto di aiuti, il che significa che il sostegno della premier Giorgia Meloni non è cambiato. Anzi, la ringrazio". Il presidente Volodymyr Zelensky riconosce che la posizione del governo italiano nei confronti dell’Ucraina è sempre la stessa, nonostante la crisi suscitata una settimana fa dalle parole di Silvio Berlusconi, critico nei cofronti del leader ucraino. "Abbiamo un forte rispetto dell’Italia e del popolo italiano", ha dichiarato in un’intervista al Tg1. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, vola a Kiev già oggi. Ma l’ombra lunga di Berlusconi rimane, tanto che, al netto del riconoscimento dell’impegno italiano, Zelensky ha ironizzato dicendo che potrebbe mandate all’ex primo ministro una bottiglia di vodka ucraina. Un riferimento, fin troppo chiaro, alla sua vicinanza al presidente Putin, che negli ultimi giorni è sfociata in una difesa d’ufficio. La premier Meloni arriverà comunque a Kiev accolta con tutti gli onori. Si tratta di una visita programmata da lungo tempo e che arriva proprio mentre l’Ucraina e la comunità internazionale si preparano a marcare il primo anni di guerra. Lo stesso Zelensky ha espresso fiducia nei confronti della premier italiana, "una donna forte che riuscirà a tenere unito il suo governo". I rapporti con Zelensky quindi rimangono cordiali e proprio il mese scorso Confindustria ha aperto una sede in territorio ucraino.

Ma la trasferta di Meloni arriva in un momento nevralgico. Per martedì è previsto un discorso del presidente russo, Vladimir Putin, a un anno da quando riconobbe il desiderio di autonomia del Donbass e che fu giudicato come l’ultimo avvertimento prima dell’inizio della guerra. Meloni arriva a Kiev dopo aver ribadito più volte e con forza l’appoggio italiano all’Ucraina.

A questo, va aggiunta la difficile situazione internazionale. Fra Usa e Cina scoppiano scintille. Le due super potenze sono ai ferri corti per più motivi. La vicenda dei palloni aerostatici sui cieli del continente americano, abbattuti da missili Usa una volta giunti sull’Atlantico, è ancora calda. La versione di Pechino, per la quale si trattava di dispositivi lanciati in aria per rilievi meteorologi, non ha convinto nessuno. Come se non bastasse, e con un tempismo quanto mai curioso, è arrivato lo scoop della stampa americana, in testa il Wall Street Journal, secondo cui la Cina starebbe fornendo alla Russia droni commerciali nonostante le sanzioni, in parte direttamente, attraverso distributori russi, in parte attraverso gli Emirati Arabi Uniti. Il termine ‘commerciale’ non deve trarre in inganno. Nonostante non si tratti di droni da combattimento, possono permettere alla Cina di raccogliere informazioni preziose sul campo di battaglia che possono migliorare le capacità di risposta bellica, rendendo quindi più difficile la resistenza all’Ucraina.

Insomma, la conferenza sulla sicurezza di Monaco ha dimostrato quanto ci siano due parti del mondo a netto rischio di collisione, con la parvenza di neutralità della Cina che diventa sempre meno credibile. Pechino, come facilmente intuibile, non l’ha presa bene e, con una tattica che ricorda bene quella russa, ha accusato gli Stati Uniti di voler alzare i toni di una possibile escalation. Gli occhi dei principali osservatori sono puntati sull’isola di Taiwan, considerata ribelle dalla Cina e che sta conquistando la sua indipendenza agli occhi della comunità internazionale. Washington non vuole forzare la mano a Pechino, ma nello stesso tempo traccia confini molto seri: cercare di replicare quello che è successo in Europa in Asia, potrebbe subire lo stesso trattamento.