Martedì 11 Giugno 2024
PINO DI BLASIO
Cronaca

Vanno in fumo i risparmi Carovita e inflazione vuotano i conti correnti Non succedeva da 5 anni

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di Pino Di Blasio

Dal 2017 a maggio 2022 l’ammontare dei conti correnti degli italiani è salito da 967 a 1.179 miliardi di euro. Si tratta di 212 miliardi in più in 5 anni, soprattutto per la pandemia e la conseguente riduzione dei consumi. L’inversione di tendenza nel secondo semestre 2022: 20 miliardi di euro in meno nei conti correnti, il totale che scende a 1.159 miliardi. Per Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi (foto), il rapporto sul risparmio stilato dal sindacato dei bancari è un segnale d’allarme che sia il Governo che l’Europa devono ascoltare.

"Un brutto segnale, perché da una parte quei risparmi sono serviti a far fronte a un’inflazione che morde - è l’esordio di Sileoni – e a una vita diventata più cara. Dall’altra parte molti risparmiatori hanno preferito togliere soldi dai conti correnti e investire la liquidità acquistando case. Nonostante l’investimento sia più oneroso, anche a causa del rialzo dei tassi sui mutui".

Non è positiva questa differenziazione di investimenti?

"L’inflazione ha eroso inevitabilmente la propensione al risparmio degli italiani. E sia gli acquisti di case che gli affitti sono aumentati. È clamoroso il fatto che sia a Milano che a Roma ci sia un rincaro fino al 10% dei canoni mensili. Non si può essere soddisfatti se i risparmiatori, le famiglie, le economie locali soffrono per questi aumenti. Si usano sempre i soliti metodi, si rialzano i tassi e si fa crescere il costo del denaro, ma servirebbero iniziative diverse. Per fortuna i governanti hanno preso coraggio, qualcuno si è schierato anche contro la Bce".

Non ha avuto molto successo, la presidente Lagarde ha già annunciato altri rialzi.

"La situazione sociale ed economica in Italia oggi è diversa rispetto ai mesi del governo Draghi. Pesa un’inflazione malata, esogena, generata dalla guerra, dai costi dell’energia e da cause esterne. Servirebbero interventi di acquisto di titoli di Stato e anche di obbligazioni delle imprese più in difficoltà".

Lei chiede che il Governo agisca come una Bce interna?

"Sì, con l’acquisto di titoli italiani. L’area euro è fatta di 20 Paesi, che hanno una moneta unica e 20 differenti politiche fiscali. Finché l’Europa non capirà che bisogna armonizzare il fisco, l’Unione continuerà a camminare zoppa. Servirebbe un ministro delle Finanze europeo".

Non basta il commissario?

"No, per un motivo semplice: perché è più debole rispetto ai ministri dei singoli Paesi. In seno alla Bce ci sono Paesi che hanno più e altri meno potere. Servirebbero una politica unica sul fisco e regole uguali per tutti. La competitività sana è giocare con le stesse regole".

Non accade questo nella Ue?

"Ci sono banche e imprese che hanno corsie preferenziali. Mentre ci sono imprese che potrebbero rilanciare l’economia del proprio Paese e anche dell’Europa se ci fosse un atteggiamento diverso nei loro confronti. Il sistema Italia è quello più penalizzato: possiamo avere la banca o l’impresa migliore, ma ci guardano sempre con diffidenza".

Contro l’inflazione che erode i risparmi lei rilancia anche una nuova stagione contrattuale.

"Ci sono quasi sette milioni di italiani che hanno il contratto collettivo fermo da cinque anni, che hanno saltato due rinnovi. I bancari sono esclusi, noi siamo in regola e pronti a riprendere la trattativa con Abi per i rinnovi. Siccome bisogna far ripartire i consumi, mi spiegate come fanno questi sette milioni di cittadini a spendere di più con i contratti fermi e l’inflazione che sale? La Bce dovrebbe capire che non c’è la sola medicina dei tassi per curare l’inflazione, servono venti cure diverse. E ha ragione il segretario della Cisl, Luigi Sbarra, quando invoca una nuova stagione di concertazione tra associazioni di categoria e sindacati per rinnovare tutti i contratti e costruire un vero patto contro l’inflazione".