Venerdì 12 Aprile 2024

Vannacci e Salis. Caccia al vip (un po’ estremo)

L'articolo critica la scelta di candidati estremi come il generale Vannacci e Ilaria Salis per il Parlamento europeo, sottolineando la mancanza di spessore politico e le controversie legate alle loro figure. Si evidenzia una crisi di identità nei partiti Lega e Pd.

Castellani

La politica italiana ha sempre sottovalutato il ruolo del Parlamento europeo. Troppo spesso il nostro Paese ha inviato a Bruxelles figure politiche di secondo piano, prive di spessore intellettuale e legate alle convenienze partitiche e mediatiche del momento. Anche questa tornata elettorale non sembra essere da meno. I due profili certamente più estremi di cui oggi si parla sono quelli del generale Roberto Vannacci, in quota Lega, e di Ilaria Salis, in quota Pd. Vannacci è il generale mediatico che ha utilizzato un libro per proporsi sulla scena politica come personificazione di una destra reazionaria. Egli ha tenuto comportamenti discutibili sul piano istituzionale per un uomo in alta uniforme e si è distinto per un protagonismo che ne ha fatto più un personaggio da talk show che da Parlamento europeo. Fino a pochi mesi fa nessuno sapeva chi fosse Vannacci e oggi se ne parla come candidato di punta della Lega alle Europee senza considerazione del suo curriculum politico o delle sue idee sull’Europa.

Nello stesso filone si inserisce la candidatura, ancora incerta, di Ilaria Salis, proposta da alcune personalità del Pd. Il gesto simbolico sull’attivista carcerata in Ungheria è facile da comprendere, ma anche qui parliamo di trovata mediatica. Inoltre Salis è pur sempre accusata di reati di violenza politica in un Paese Ue e dovrà affrontare un processo. Si può anche erigerla a paladina del garantismo, ma che cosa succederebbe se venisse condannata per i suoi atti? Si può inoltre candidare una persona con posizioni politiche radicali rispetto al Pd solo perché in carcere in un Paese guidato da un nemico politico, cioè Orban? Sono scelte che rischiano di disorientare un elettorato stabile come quello dem. In generale sono segnali preoccupanti per Lega e Pd perché mostrano una crisi di identità che si cerca di recuperare con candidati-simbolo ma non esenti da controversie ed estremismi.