Domenica 21 Luglio 2024

Unabomber in Italia, il mistero e quel racconto. "L'ho visto, aveva una camicia a fiori"

Il giallo delle trappole esplosive torna di attualità dopo un documentario. Giornali e vittime chiedono nuove indagini con le moderne tecnologie investigative

La scientifica sul luogo dove è rimasta ferita Francesca Girardi

La scientifica sul luogo dove è rimasta ferita Francesca Girardi

Trieste, 16 ottobre 2022 - Il mistero mai risolto dell'Unabomber italiano torna sotto i riflettori grazie ai media con un documentario di Rai 2, con le indagini di un giornalista, Marco Maisano, autore,conduttore televisivo e grazie anche alla testimonianza rilasciata al Corriere del Veneto di Francesca Girardi, oggi 28enne, e vittima nel 2003, quando aveva 9 anni, di una trappola esplosiva in un evidenziatore trovato a terra. Da qui la richiesta di Maisano al procuratore capo di Trieste, Antonio De Nicolo, lo stesso che lo aveva autorizzato a visionare la grande quantità di reperti raccolti negli anni, di chiedere a sua volta al Gip la riapertura delle indagini.

Proprio il giornalista del Gruppo Gedi avrebbe scovato tra i reperti il capello trovato in un uovo inesploso il 3 novembre 2000 al supermercato Continente di Portogruaro, e altro materiale interessante che oggi, grazie alle nuove tecnologie investigative, potrebbero dare risposte ai tanti interrogativi che ancora aleggiano sul questo giallo.

Nuove analisi che potrebbero sfruttare, oltre i progressi tecnologici, anche la banca dati del Dna in Italia (nata proprio quando veniva archiviava l'inchiesta su Zornitta, il principale sospettato per anni fino a che non si scoprì che un poliziotto aveva manomesso una prova, nrd), e svelare di più, ad esempio sulla carica esplosiva trovata dentro a un uovo nel 2000 ad Azzano. In quell'occasione gli specialisti dei carabinieri isolarono un capello e della saliva

A chiedere giustizia c'è anche Francesca Girardi, che da bambina perse una mano e riportò lesioni a un occhio per uno degli ordigni di Unabomber, raccolto mentre si trovava sul greto del Piave. La donna è convinta che quel giorno, là al fiume, ci fosse anche il misterioso attentatore. "Ce l'ho impresso nella memoria da vent'anni - ha detto ai giornalisti veneti - Era brizzolato, con i capelli corti, gli occhiali e una camicia colorata, floreale, tipo quelle hawaiane. Mia madre si era accorta che un estraneo girava da quelle parti. Lui era lì, ci guardava giocare e ha scelto proprio noi". La Girardi ha preso parte al docufilm "Unabomber" su Rai2, da dove ha rilanciato il suo appello a riaprire le indagini.

In nome di un folle attentatore misterioso, Unabomber, l'Italia l'ha ereditato dagli Stati Uniti, dove Theodore John Kaczynski, detto Ted, nel 1978 iniziò a inviare per posta pacchi bomba nella sua personale guerra contro il progresso tecnolocico. Fu l'Fbi a inventare il nome utilizzando il codice UNABOM, derivato da a UNiversity and Airline BOMber, e i media iniziarono a chiamarlo Unabomber.

Ma a differenza dell'attentatore italiano, rimasto nell'ombra senza rivendicazioni e mai scoperto, Kaczynski è stato trovato, arrestato e sta scontando l'ergastolo. A portare i federali sulla sua strada era stato propio lui il suo "Manifesto", " La Società Industriale ed il Suo Futuro", di cui chiese la pubblicazione a giornali e riviste, assicurando la fine degli attacchi terroristici se fosse stato accontentato. New York Times e Washington Post ricevettero il testo alla fine del giugno '95, e dopo vare discussioni interne alla redazione, decisero di pubblicarlo il 19 settembre 1995. Lo fecero con il consenso dell'Fbi, nella speranza che qualcuno riconoscesse lo stile del testo, e magari lo collegasse a un nome. E fu così che il fratello di Unabomber, David Kaczynski, tramite un avvocato svelò i suoi dubbi: Theodore Kaczynski fu arrestato il 3 aprile 1996 nella sua baracca fuori Lincoln, nel Montana. Nel suo nascondiglio gli agenti trovarono le prove, tra cui una bomba e gli appunti originali del suo Manifesto. Kaczynski sta scontando l'ergastolo senza possibilità di appello.

Pochi anni prima, erano iniziati gli attentati in Italia, e il modus operandi molto simile al killer di oltreoceano spinsero i media a dargli lo stesso nome: tra il 1994 e il 2006 più di 30 trappole esplosive apparvero a sagre, in spiaggia, nei supermercati, nei cimiteri e nelle chiese. L'ultimo ad esplodere fu lungo l'argine del fiume Livenza, nel 2006.