Venerdì 21 Giugno 2024
NINA FABRIZIO
Cronaca

Un incontro speciale. L’abbraccio del Papa a Israele e Palestina

Due imprenditori israeliano e palestinese, vittime della guerra, si abbracciano davanti a Papa Francesco all'Arena di Verona, simbolo di pace e dialogo contro la violenza e l'individualismo.

Un incontro speciale. L’abbraccio del Papa a Israele e Palestina

Un incontro speciale. L’abbraccio del Papa a Israele e Palestina

È un Arena di Verona carica di emozione quella in cui ieri, due uomini, due "imprenditori" come si definiscono loro, un israeliano e un palestinese, scaraventati entrambi loro malgrado nella tragedia della guerra, come fratelli a un certo punto si tengono per mano, professano davanti a papa Francesco la volontà reciproca di superare muri e steccati interiori, gridano la loro sete di pace e infine corrono incontro al Pontefice per stringersi tutti e tre in un abbraccio che diventa subito iconico. Maoz Inon è un israeliano cui Hamas ha ammazzato brutalmente entrambi i genitori nel progrom del 7 ottobre. Aziz Sarah è un palestinese al quale l’Idf, l’esercito israeliano ha ucciso il fratello. L’immaginario collettivo, sempre più influenzato dalla retorica bellicista, li vorrebbe nemici, magari l’un contro l’altro armati, assetati di vendetta.

Maoz e Aziz hanno deciso invece di spezzare la spirale della violenza e diventano immediatamente il simbolo di una giornata partecipatissima, nata come visita pastorale alla diocesi scaligera e presto tramutatasi in un importante happening pacifista. Francesco, davanti ai 10mila dell’Arena ha fatto risuonare ancora una volta la sua denuncia contro il traffico di armi e la facile soluzione del ricorso ai conflitti: "La pace non sarà mai frutto della diffidenza, dei muri! Seminiamo speranza, non morte", ha incoraggiato nell’ambito dell’Incontro dal significativo titolo "Giustizia e pace si baceranno". Si alzano numerose bandiere palestinesi. A fianco del Pontefice, si vedono preti ‘bandiera’ come Alex Zanotelli, don Luigi Ciotti, don Maurizio Patriciello. Ci sono i movimenti popolari e anche premi Nobel. Ma è proprio l’abbraccio tra Maoz e Azzi che trascina l’intera assemblea scatenando applausi e approvazione. Francesco va oltre. Ancora una volta ha cercato soprattutto il dialogo, ad esempio con chi come Mahbouba, giovane afghano di Kabul, cerca risposte convincenti sul perché della guerra. "La cultura fortemente marcata dall’individualismo – gli ha detto Bergoglio con parole a braccio –, rischia sempre di far sparire la dimensione della comunità. E questo, se noi passiamo ai termini politici e demografici, forse è la radice delle dittature. Inevitabilmente il prevalere dell’individualismo produce conseguenze anche sul modo in cui si intende l’autorità. Chi ricopre un ruolo di responsabilità anche in una istituzione politica, rischia di sentirsi investito del compito di salvare gli altri come se fosse un eroe. E questo fa tanto male, avvelena l’autorità". L’autorità "di cui abbiamo bisogno" secondo Bergoglio, è invece quella "collaborativa", "altrimenti sarà solo autoritarismo". C’è pure un’altra sferzata: "Il Premio Nobel che possiamo dare a tanti di noi è il Premio Nobel del Ponzio Pilato, perché siamo maestri nel lavarci le mani".