Marina

Terragni

Il New York Post lo celebra come un "miracolo della scienza": Molly Everette Gibson è venuta alla luce a Knoxville, Tennessee, da un embrione congelato ben 27 anni fa. Sua madre Tina ha 29 anni: tra Tina e Molly - più precisamente tra le date dei concepimenti di madre e figlia - corrono appena 18 mesi. La piccola strappa il record a sua sorella Emma Wren, concepita dagli stessi gameti e nello stesso momento, anche lei messa al mondo da Tina nel 2017 dopo 24 anni nel ghiaccio. Entrambi gli embrioni erano stati donati anonimamente al National Embryo Donation Center e sono stati adottati dalla coppia.

Brian Levine, direttore della CCRM Manhattan Fertility Clinic, ha assicurato al New York Post che "gli embrioni congelati non hanno data di scadenza" e che non ci sono ragioni di temere per la salute dei nascituri. Il tema della salute dei nati da fecondazione assistita (e di quella delle loro madri bombardate di ormoni) viene normalmente minimizzato. Anzi: secondo il marketing delle Pma quei bambini sono generalmente più sani e preferibilmente più belli. Lunga vita a Molly, a Emma e a tutte le creature venute alla luce in questo modo, ma le cose non stanno così. Secondo un numero ormai rilevante di studi la fecondazione assistita – tutte le tecniche - comporta per i nati un maggior rischio "statisticamente significativo" di numerose patologie, tumori compresi. Ma questo non lo dicono mai.