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18 mag 2022

"Ucraina, Draghi venga a riferire in aula. Poi si voti"

Il M5s ufficializza la sua linea dura: "Sulla guerra serve un nuovo atto d’indirizzo del Parlamento al Governo"

18 mag 2022

"Enrico è stato bravo, ha accontentato tutti". Un dirigente dem sintetizzava così, ieri, il senso della lunga Direzione Pd dove la relazione del segretario ha spaziato dal referendum alla legge elettorale, sminando via via le possibili tensioni interne. Ma non quelle esterne. "Non ha mai detto ‘Conte’ e nemmeno ‘Cinque Stelle’...", chiosava la stessa fonte del Nazareno, ma talvolta i dem si accontentano delle omissioni, e quella dimenticanza di Letta nel citare l’alleato per eccellenza è stata soppesata sotto svariati profili. Alla fine, l’idea è che di Giuseppe Conte (foto), l’avvocato del popolo che da settimane dà filo da torcere ai dem a colpi di battute al vetriolo, voti in dissenso, minacce, non si possa comunque fare a meno se si vorrà costruire una coalizione competitiva in vista delle elezioni del 2023, al netto del disappunto per niente taciuto dalle correnti critiche come renziani e giovani turchi.

Le urne politiche, però, sono lontane e il M5s potrebbe arrivarci ancora più sfilacciato e ridotto (nei numeri) rispetto ad oggi. Già nell’assemblea di ieri sera c’è stata tensione sulla scelta del successore del filoputiniano Vito Petrocelli alla presidenza della Commissione Esteri del Senato. Il nome è quello di Ettore Licheri ma, secondo alcuni, non avrebbe i numeri (forse 10 su 22). E infatti oggi si dovrebbe andare alla conta con Stefania Craxi, scelta dal centrodestra.

Dentro la compagine grillina, d’altra parte, è maggioritaria la falange che pretende che il Parlamento discuta e voti l’indirizzo politico del governo di Draghi sull’Ucraina. E ieri, a conclusione del consiglio nazionale stellato, questa richiesta è stata messa nero su bianco con la presidente Mariolina Castellone: in vista del vertice straordinario Ue del 30-31 maggio, l’Assemblea dovrebbe pronunciarsi con una risoluzione sulle comunicazioni del premier.

L’ex premier e i M5s invocano anche sanzioni anche più severe di quelle messe in atto contro la Russia, ma sulle armi il ‘niet’ è netto: "Abbiamo già dato – dice una grillina di rango – ora è tempo di concentrarsi sui tavoli della diplomazia". Sulle armi, insomma,i grillini ribadiscono la necessità di passare alla fase della diplomazia. Ma – soprattutto – vogliono arrivare a un voto su un atto di indirizzo parlamentare che possa contribuire a rafforzare l’azione politica del governo. La linea dei 5S è chiara. Ed è questa: la risoluzione del Parlamento con cui le Camere hanno dato mandato all’invio di armi a Kiev "è ormai superata e serve un nuovo atto di indirizzo del Parlamento al governo". Conte ribadisce che "noi siamo fiduciosi di poter condividere con il governo questa linea, una linea tra governo e Parlamento in modo da rendere più forte il governo".

Elena G. Polidori

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