Giulia Tramontano, uccisa al settimo mese di gravidanza. I parenti al processo: "Guarderemo in faccia l’assassino"

Oggi il via a Milano. Il fidanzato Alessandro Impagnatiello che ha ammazzato con 37 coltellate la ragazza rischia l’ergastolo. La famiglia della 29enne nomina due psichiatri per ribattere alla difesa che punta sul vizio di mente

Giulia Tramontano

Giulia Tramontano

Milano, 18 gennaio 2024 – Alessandro Impagnatiello oggi sarà in aula, a pochi passi di distanza dai familiari della donna che lo scorso 27 maggio ha ucciso con 37 coltellate, Giulia Tramontano, incinta al settimo mese. Un drammatico faccia a faccia anche con la sorella della vittima, Chiara, che nei giorni scorsi aveva lanciato un appello: "Le famiglie che vivono l’ergastolo del dolore hanno diritto a giustizia e pena esemplare. Vogliamo sapere di vivere in un Paese giusto, nulla ci restituirà Giulia ma la giustizia può alleviare il senso perenne di frustrazione e sconfitta che proviamo dinanzi alla lapide di mia sorella". Ha chiesto "giustizia per il nipote che non culleremo mai, per la nostra vita distrutta, per i silenzi che accompagneranno ogni Natale, ogni compleanno di Giulia, ogni giorno di festa in cui non saremo più in 5 a tavola".

L’udienza fissata per oggi, alle 9.30 davanti alla Corte d’Assise di Milano presieduta da Antonella Bertoja, già giudice in primo grado del processo a Massimo Bossetti sul caso Yara, è il primo passo di questo percorso. I legali della famiglia Tramontano sono già pronti a ribattere alla linea difensiva che punterà sul vizio di mente, nel caso venisse disposta una perizia psichiatrica sul barman 30enne che quel giorno ha massacrato la fidanzata in casa a Senago, nel Milanese, e poi ha nascosto il cadavere cercando di orientare le indagini verso la pista di un improbabile allontanamento volontario.

L’avvocato Giovanni Cacciapuoti, che rappresenta il padre Franco, la madre Loredana, il fratello Mario e la sorella Chiara, ha già nominato due psichiatri, Salvatore De Feo e Diana Galletta, che potranno svolgere il loro lavoro di consulenti nel caso in cui la Corte, su richiesta della difesa, nel processo disponga una perizia psichiatrica per accertare un eventuale vizio di mente. Incapacità di intendere e di volere, totale o parziale, che, qualora venisse riconosciuta, potrebbe evitare la pena dell’ergastolo per il 30enne accusato di omicidio volontario aggravato da premeditazione (avrebbe fatto anche ingerire alla fidanzata veleno per topi per mesi), crudeltà, futili motivi e rapporto di convivenza. È anche imputato, a seguito dell’inchiesta dei carabinieri del Nucleo investigativo, coordinata dall’aggiunto Letizia Mannella e dal pm Alessia Menegazzo, per interruzione di gravidanza non consensuale e per occultamento del cadavere.

I legali Giulia Geradini e Samanta Barbaglia, che assistono Impagnatiello, hanno presentato una lista testimoni con due soli nomi, quello dello psichiatra Raniero Rossetti – che tra le altre cose si è occupato dal caso di Omar Confalonieri, l’ex agente immobiliare condannato per aver drogato e violentato alcune donne a Milano – e della psicologa Silvana Branciforti. Scelta, quella difensiva, che prelude appunto ad una richiesta ai giudici di accertamento psichiatrico. Prima di valutare il tema della perizia psichiatrica, nelle prossime udienze, la Corte dovrà affrontare i primi passaggi tecnici del processo: stabilire se ammettere o meno operatori televisivi e fotografi in aula, decidere la lista dei testimoni e riconoscere le parti civili, quindi fissare il calendario. Chiederà di costituirsi parte civile, tra gli altri, il Comune di Senago, rappresentato dall’avvocato palermitano Antonio Ingroia, ex pm antimafia.

La Procura ha indicato come testimoni i carabinieri del Nucleo investigativo che hanno condotto le indagini, i consulenti tecnici incaricati degli accertamenti, i familiari della vittima e anche la 23enne con la quale il barman aveva allacciato una relazione parallela, fino a quando l’incontro fra lei e Giulia aveva fatto crollare il castello di bugie. La giovane italo-inglese, dopo aver conosciuto proprio il 27 maggio Giulia con la quale era nato un legame di "solidarietà", quella stessa sera non fece entrare in casa Impagnatiello per "paura", come mise a verbale. Il 30enne, che aveva una doppia vita, stando alle indagini avrebbe potuto uccidere anche lei.

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