Martedì 28 Maggio 2024

Strage di condominio Ossessioni e vecchi rancori, spara e uccide tre donne Corpo a corpo per fermarlo

Ruba una pistola al poligono e apre il fuoco all’assemblea di un consorzio. "Vi ammazzo tutti". Arrestato un 57enne, voleva fuggire all’estero. L’uomo che l’ha bloccato: mi sono gettato su di lui

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di Giulia Prosperetti

ROMA

"Mafiosi ora vi ammazzo tutti". Dopo essere entrato, verso le 9.30 di ieri mattina, nella struttura di legno e plexiglas accanto al bar ‘Il posto giusto’, in in via Monte Giberto 21, a Fidene, borgata romana nel quadrante nord-est della Capitale, ha chiuso la porta e, estratto una Glock semiautomatica calibro 9, ha cominciato a sparare sulle circa trenta persone riunite in assemblea per discutere del futuro del Consorzio Valle Verde, società che gestisce una serie di villette sul lago del Turano, in provincia di Rieti. Sette-otto colpi in sequenza, sparati con precisione. Colpite al torace Sabina Sperandio, 71 anni consigliera del consorzio, Nicoletta Golisano, 50 anni, revisore dei conti, ed Elisabetta Silenzi, 55 anni, segretaria contabile: muoiono sul colpo. Restano ferite altre quattro persone: Bruna Marelli, 80 anni presidente del Consorzio, Carlo Alivernini e Fabiana De Angelis. Una mattanza. Poi la pistola si inceppa e la strage pianificata e messa in atto da Claudio Campiti, 57 anni, si interrompe. In tutto ha 170 proiettili con sé.

In quegli istanti drammatici il primo a reagire è Silvio Paganini, 67 anni, impiegato nel settore del turismo, che si lancia addosso al killer e lo blocca, aiutato poi da altre persone, rimanendo ferito al volto e portato al pronto soccorso del policlinico Gemelli. "Ho provato a saltargli addosso ma già altri gli si erano buttati su di lui. Aveva bloccato la porte e ci ho messo un po’ per far uscire la gente. Se non fosse stato per noi sarebbe stata una strage, aveva 2 caricatori da 16 e altre cartucce. Ho visto una ragazza accanto a me che è stata colpita ed è morta" racconta uno dei presenti alla riunione. In pochi minuti nella strada alberata della borgata arrivano numerose ambulanze e Gazzelle dei carabinieri. All’uomo vengono messe le manette e da quel momento non parlerà più con gli inquirenti che lo trasferiscono in una caserma dell’Arma all’Eur. Il pm contesta la premeditazione e nel decreto di fermo si indica anche il pericolo di fuga: al momento della sparatoria, infatti, Campiti aveva addosso il passaporto e in uno zaino vestiti e 6 mila euro in contanti. I feriti sono stati trasportati in quattro ospedali. La più grave è De Angelis che è stata raggiunta da un proiettile alla testa: i medici del Sant’Andrea l’hanno sottoposta a un delicato intervento chirurgico trasferendola poi nel reparto di rianimazione dove – secondo quanto si apprende – sta combattendo tra la vite a la morte.

I contrasti tra Campiti e il Consorzio dove abitava erano noti da tempo ma sono stati sottovalutati. Da anni, almeno a partire dal 2016, sulla sua casa campeggiava lo striscione ‘Consorzio Raus’ e sono molteplici le denunce presentate nei confronti dell’uomo. "Lui non voleva pagare le spese del consorzio – spiega chi è scampato alla tragedia –. Questa estate aveva minacciato dei bambini". Tanto che, per tale ragione a Campiti era stato negato il porto d’armi. Una misura che non ha impedito all’uomo di procurarsi facilmente una pistola. Ieri mattina, intorno alle 9, Campiti si è recato al poligono di tiro di Tor di Quinto – ora sotto sequestro su disposizione della Procura di Roma per accertare eventuali responsabilità a carico dei gestori – e dopo aver lasciato il documento di identità e ritirato la pistola all’armeria è uscito dalla struttura diretto a Fidene con l’obiettivo di uccidere.

"I controlli nei confronti delle armi da fuoco in Italia sono estremamente rigidi e questo – spiega Alberto Paravia della Federazione Nazionale Tiro a Volo – avviene anche nei poligoni di tiro statali e privati. È probabile che la persona in questione avesse un rapporto fidelizzato con la struttura, fosse conosciuto dal personale del poligono. Sarà stato bravo a eludere i controlli e in un momento di follia non si è fatto scrupolo di lasciare il suo documento di identità sapendo che sarebbe stato identificato".

"Nel momento in cui ritiri la pistola, lasci il documento e te la danno in una valigetta chiusa con una fascetta. Ma dall’armeria per andare all’area di tiro vieni lasciato solo e passi attraverso il parcheggio davanti alla tua macchina", racconta un frequentatore del Poligono di Tor di Quinto.