Spesa al supermercato
Spesa al supermercato

Roma, 18 ottobre 2019 - La Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell’uomo ribalta la sentenza sul videospionaggio a carico dei lavoratori dipendenti, non ammessa dalla stessa Cedu nel giudizio di primo grado. Il verdetto d’appello, che ha ricaduta immediata su tutti i 47 Paesi membri del Consiglio d’Europa (Italia compresa), stabilisce che la sorveglianza occulta dei lavoratori, a loro insaputa e con telecamere nascoste, è consentita solo a una precisa condizione: quando sia l’unica modalità operativa del datore di lavoro per scoprire i responsabili di frodi in azienda con danni ingenti per le casse della società.

Tutto nasce dalla vicenda di un supermercato spagnolo in provincia di Barcellona, il cui manager – nel 2009 – verifica costanti ammanchi e discrepanze tra livelli di scorte in magazzino e venduto giornaliero. Lo sbilancio è pesante: 82mila euro in pochi mesi. La risposta è meditata e mirata: installazione di telecamere visibili all’ingresso del supermarket (giusto per far capire che l’aria è cambiata) e di telecamere nascoste orientate sulle casse. Tempo dieci giorni e le cinque dipendenti sorprese a rubare, per sé o per altri, si ritrovano licenziate.
Immediato scatta il ricorso alla magistratura per violazione della privacy. Ma le lavoratrici infedeli non convincono la Corte. Decidono quindi di rivolgersi a Strasburgo. E in primo grado la Cedu dà loro effettivamente ragione. Ladre sono e ladre restano, ma l’azienda non aveva diritto di spiarle con modalità segreta.

Il caso monta e diventa esplosivo quando è direttamente il governo spagnolo a chiedere l’appello. La Grande Chambre, la stessa istituzione che non più tardi di una settimana fa ha messo in mora l’Italia sull’ergastolo ostativo – dando a sorpresa ragione a un paio di generazioni di mafiosi – stavolta sentenzia a favore dell’autorità, cioè la Spagna (e in subordine il supermarket vittima dei furti).

I giudici di Strasburgo stabiliscono che, date le specifiche circostanze, non vi è stata alcuna violazione dei diritti dei lavoratori. Perché la videosorveglianza è durata solo dieci giorni, le telecamere erano puntate su un punto specifico "nella zona aperta al pubblico", i filmati sono stati visionati da un ristretto numero di addetti alla sicurezza e il loro utilizzo era legato a uno scopo preciso. Resta da capire quale tutela possa mai invocare un lavoratore nel caso in cui dalla sorveglianza occulta (e mai dichiarata) non emerga alcuna responsabilità a proprio carico. La sentenza apre quindi scenari in chiaroscuro. Il garante della privacy, Antonello Soro, invita infatti alla prudenza: "La videosorveglianza occulta è ammessa solo in quanto extrema ratio e non può dunque mai diventare prassi ordinaria".