Riccardo Brizzi A lungo dimenticata, in un dopoguerra in cui l’Italia repubblicana ha faticato a riconoscere e accogliere i propri connazionali istriani e dalmati in fuga, riemerge una dolorosa pagina di storia che continua a essere strumentalizzata e banalizzata per ragioni politiche. A destra si celebra il...

Riccardo

Brizzi

A lungo dimenticata, in un dopoguerra in cui l’Italia repubblicana ha faticato a riconoscere e accogliere i propri connazionali istriani e dalmati in fuga, riemerge una dolorosa pagina di storia che continua a essere strumentalizzata e banalizzata per ragioni politiche. A destra si celebra il falso mito del "buon italiano" contrapposto allo "slavo bestiale", si tace sulle responsabilità del fascismo nella "snazionalizzazione" delle popolazioni slave e nella feroce occupazione della Jugoslavia, premessa – ma non giustificazione – della successiva esplosione di violenze anti-italiane nella quale si colloca il barbaro assassinio di Norma Cossetto. E dimenticando che in quel periodo caddero vittima della violenza comunista esponenti di molte altre nazionalità: serbi, croati, sloveni...

A sinistra si sono alternati a lungo silenzi imbarazzati a interpretazioni dal sapore giacobino, secondo cui tali violenze sarebbero state giustificate dalla repressione precedente, dimenticando che nelle foibe furono uccise in ampia parte figure estranee alle stragi fasciste, come appunto Norma. Per questo l’intitolazione di una via da parte di un’amministrazione di centro-sinistra, per quanto i dettagli della vicenda – raccontata nel libro "Foibe rosse" di Frediano Sessi – non siano stati chiariti, sarebbe un atto di coraggio, importante per far dialogare memorie divise. E sgombererebbe il campo da interpretazioni faziose (l’"olocaustizzazione delle foibe") e speculazioni politiche di bassa lega, poco interessate a misurarsi con fatti drammatici e complessi.