Domenica 14 Aprile 2024

A 23 anni dalla scuola Diaz la polizia fa lezione, insorgono gli studenti. "Fuori dalle nostre aule"

Polemica nell’istituto teatro dei pestaggi al G8 di Genova nel luglio 2001. Erano previsti incontri di orientamento. Il preside: nessun agente presente

LO striscione fuori dalla Diaz

Lo striscione degli studenti all’esterno dell’Istituto Diaz di Genova

Roma, 13 marzo 2024 – Quasi 23 anni dopo i drammatici pestaggi del G8, a Genova esplode un altro caso Diaz: senza violenze fisiche, ma dal forte portato evocativo. Gli studenti del collettivo Pertini si rivoltano contro il dirigente scolastico Alessandro Cavanna per l’ammissione della polizia a una giornata di orientamento lavorativo post maturità. Scelta che scatena la rabbia studentesca. Perché gli ambienti della Diaz restano gli stessi insanguinati dalla "macelleria messicana" evocata dal vice questore Michelangelo Fournier nel processo seguito alla brutale repressione su attivisti e operatori media del Genoa Social Forum (63 dei quali ricoverati in ospedale con lesioni anche gravissime) nella drammatica notte del 21 luglio 2001.

“Fuori la polizia dalla Diaz", recita il cartello appeso ai cancelli dell’Istituto comprensivo Diaz-Pertini-Pascoli (e subito rimosso). Gli studenti spiegano che la propria iniziativa è "per la libertà di espressione, contro la militarizzazione delle scuole". "Dopo le cariche della polizia contro gli studenti di Pisa, Firenze e Napoli – prosegue il volantino –, rifiutiamo che la polizia, proprio in una scuola simbolica come la nostra, possa venire a fare lezione, come se niente fosse". "Le divise danno i numeri, diamo i numeri alle divise, fuori la polizia dalla Diaz", punge un altro striscione finalizzato al controllo civico degli agenti in piazza. E subito i ricordi della città corrono alla sciagurata irruzione alla Diaz di 346 poliziotti (supportati da 149 carabinieri) il giorno dopo la morte di Carlo Giuliani. Le condanne confermate in Cassazione ad alti dirigenti di polizia, anche per la "consapevole preordinazione di un falso quadro accusatorio" che giustificasse il blitz, sigillano una vicenda che, secondo la Suprema corte, "ha gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero".

Con simili premesse, non era difficile ipotizzare una rivolta dei ragazzi, tanto più in una stagione di crescente ritorno alle manifestazioni di piazza e all’impegno sui grandi temi internazionali. Pur nel rispetto del "dissenso", la dirigenza scolastica prova a ridimensionare i fatti, addirittura accusando gli studenti di scarso tempismo. Il presidente si dice infatti "sorpreso", perché i ragazzi sarebbero stati "informati diversi giorni fa dell’incontro e delle modalità, avrebbero potuto parlarmi prima e avanzare eventuali lamentele". In ogni caso, "nessun poliziotto è arrivato a scuola a fare lezione – puntualizza il dirigente scolastico –: durante la giornata sono stati allestiti alcuni spazi per raccontare diverse professioni, la carriera nelle forze dell’ordine era una di queste ma non c’erano agenti presenti". Solo due formatori in abiti civili.

Il collettivo Pertini reagisce comunicando obiettivi che vanno oltre la vicenda: "Vogliamo promuovere un’educazione mirata alla valorizzazione degli ambienti scolastici come luoghi di pace e accoglienza, dove poter coltivare un pensiero critico che ci consenta di mettere in discussione ciò che viene proposto dalle istituzioni". E subito arriva la solidarietà della Rete studentesca: "Noi comprendiamo l’azione degli studenti e delle studentesse del Pertini e la supportiamo nella misura in cui fa prendere coscienza delle violenze da parte dello Stato su quei cittadini e quelle cittadine che dovrebbe avere il primario scopo di tutelare". Inevitabile, nel contesto evocato, anche il richiamo agli incidenti di Pisa "in cui studenti e studentesse privi e prive di qualsivoglia intento violento hanno ricevuto ingiustamente e smodatamente le cariche delle forze di polizia".