Sbarchi, assist al governo. La procura della Cassazione: "Legittimo trattenere i migranti se arrivano da Paesi sicuri"

Il tribunale di Catania non aveva convalidato lo stato di fermo di un gruppo di tunisini a Pozzallo. Ma il pg, nella sua requisitoria, salva l’iniziativa della questura: situazione emergenziale. Sul pagamento di 5mila euro come misura alternativa chiesto invece l’intervento della giustizia Ue

Migranti

Migranti

Roma, 30 gennaio 2024 – Un assist della Suprema Corte al governo sul tema dei trattenimenti dei migranti, ma perplessità e rinvio ad altra corte superiore su un altro tema, tutto economico. Torna di scena, dunque la nuova politica migratoria dell’Esecutivo, sotto la lente a seguito del caso dei dieci ricorsi del Ministero dell’Interno contro le ordinanze con cui il tribunale di Catania, nei provvedimenti disposti dai giudici Iolanda Apostolico e Rosario Cuprì tra settembre e ottobre scorsi, non ha convalidato i trattenimenti di alcuni migranti tunisini a Pozzallo così come deciso dalla questura di Ragusa e da cui scaturì una pesante polemica politica.

Approfondisci:

Piano Mattei per l’Africa, Tommaso Foti (FdI): "Non è una scatola vuota: l’Italia torna protagonista"

Piano Mattei per l’Africa, Tommaso Foti (FdI): "Non è una scatola vuota: l’Italia torna protagonista"

A parere della procura generale della Cassazione, infatti, è necessario interrogare la Corte di giustizia dell’Ue per capire se sia legittimo chiedere 5mila euro ai migranti, provenienti dai paesi considerati sicuri, per evitare i centri di accoglienza in attesa di un rapido esame della richiesta di asilo. E per questo è stato disposto "il rinvio alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con riferimento alla garanzia finanziaria". La richiesta è arrivata all’udienza davanti alle Sezioni Unite civili e nel quesito da porre alla Corte Europea il sostituto Pg della Suprema Corte, Luisa De Renzis, ha chiesto un parere sull’interpretazione della garanzia finanziaria come misura alternativa. Due le strade: che quest’ultima debba rispondere ai caratteri di proporzionalità ed efficacia e che gli stessi rientrino nell’apprezzamento discrezionale del legislatore nazionale, oppure che debbano rispettare parametri desumibili dal diritto eurounitario, con riguardo al profilo quantitativo, al soggetto che può prestarla, alla modalità della costituzione.

Il Pg ha invece considerato legittimi il trattenimento dei migranti provenienti da Paesi sicuri. Salvando così "la procedura accelerata" messa in atto dal questore di Ragusa, "svolta legittimamente e in modo conforme alla legge". Nella requisitoria i Pg hanno spiegato che "non si può trascurare quanto affermato dall’Avvocatura dello Stato circa la situazione di emergenza a Lampedusa, caratterizzata da flussi consistenti e ravvicinati in quella zona e dall’elevato numero delle domande di protezione internazionale così da rendere difficilmente gestibile la trattazione della domanda nel luogo di arrivo".

Una situazione che, a fronte di un’analisi approfondita, non ha fatto "ravvisare palesi illegittimità nel provvedimento perché... nel caso di specie si era comunque al cospetto di una delle condizioni (provenienza da un Paese di origine sicuro) e, del pari, si era in presenza di una delle ipotesi di procedura accelerata consentiti".

L’ufficio della Procura generale ha definito infine un "richiamo improprio" quello fatto dal giudice di Catania alla sentenza del 14 maggio 2020 della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, "per fondare il contrasto tra la norma nazionale e la direttiva, non consente di pervenire a diversa soluzione". "La sentenza si riferisce - ha detto sempre il pg - ad una fattispecie normativa diversa da quella esaminata nel presente giudizio".