Raid nel cuore di Beirut. Droni israeliani uccidono il numero due di Hamas. I miliziani: ora vendetta

Saleh al Arouri era considerato una delle menti dell’attacco del 7 ottobre. Distrutto un palazzo, 7 i morti. E oggi parla il leader di Hezbollah: rischio escalation.

Raid nel cuore di Beirut. Droni israeliani uccidono il numero due di Hamas. I miliziani: ora vendetta
Raid nel cuore di Beirut. Droni israeliani uccidono il numero due di Hamas. I miliziani: ora vendetta

Israele mette a segno un colpo durissimo contro il vertice di Hamas uccidendo il numero due dell’ufficio politico, Saleh al Arouri, 57 anni, assieme ad altri sei tra comandanti e funzionari dell’organizzazione. Undici i feriti. L’attacco è avvenuto a Beirut, in Libano, nel quartiere meridionale di Daniyeh. Due droni d’attacco Hermes Elbit 450 dello squadrone 161, "il serpente nero", decollati dalla base di Palmachim, poco sotto Tel Aviv, e supportati a distanza da una coppia di F16 hanno lanciato almeno tre missili Rafael Spike contro un appartamento al primo piano di un palazzo a Musarifiyak e contro una vettura.

Buona parte della facciata del palazzo è stata distrutta e due missili hanno devastato l’appartamento uccidendo sette persone all’interno. Oltre ad Al Arouri, quattro funzionari (Mahmoud Zaki Shaheen, Muhammad al-Rayes, Muhammad Bashasha e Ahmed Hammoud) e due comandanti militari delle brigate al Qassam in Libano, Abu Ammar Samir Fendi e Azzam al-Aqra. Hamas ha ammesso l’uccisione ("l’assassinio di Saleh al-Arouri non fermerà la rivoluzione palestinese" ha promesso il leader di Hamas, Ismail Haniyeh) e interrotto le trattative per liberazione degli ostaggi, mentre il premier libanese Nagib Mikati ha parlato di "crimine israeliano" e ha chiesto l’intervento del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Da Israele, come sempre in questi casi, nessun commento o ammissione.

Al Arouri militava in Hamas dal 1987. Più volte arrestato ha passato 15 anni nelle prigioni israeliane diventando un leader del movimento nelle carceri e poi uno dei massimi dirigenti di Hamas, prima in Cisgiordania, poi a Damasco, a Istanbul e in Libano. Strettamente all’Iran e avversario del leader di Hamas a Gaza, Sinwar, comandava il braccio militare di Hamas in Giudea e Samaria, è considerato una delle menti dell’attacco del 7 ottobre. Nell’ultima intervista disse: "Sento di aver superato la mia aspettativa di vita. Benedico il martirio". È stato accontentato. Ieri, prima dell’attacco dei droni israeliani, il capo dell’ufficio poltico di Hamas, Ismail Haniyeh, in un discorso televisivo, aveva espresso la disponibilità a dare vita a un unico governo palestinese che controlli sia la striscia di Gaza che la Cisgiordania, eventualità che Israele vede come il fumo negli occhi.

Oggi è anche atteso il terzo discorso dal 7 ottobre del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, che parlerà in occasione del quarto anniversario della morte di Qassem Soleimani, il generale dei Guardiani della rivoluzione iraniani ucciso da un drone statunitense. Tutti si attendono che Nasrallah annuncerà la vendetta di Hezbollah, ma non è chiaro se sarà guerra aperta o solo un ulteriore passo in quella direzione. Certo, da mesi Nasrallah aveva messo in guardia Israele: "Qualsiasi assassinio sul suolo libanese contro un libanese, palestinese, iraniano o siriano riceverà una forte risposta. Non possiamo permettere che il Libano sia aperto gli omicidi".