Mercoledì 17 Luglio 2024
FEDERICA ORLANDI
Cronaca

Processo Amato. Il medico si difende: "Non ho ucciso mia moglie. Lei prendeva dei farmaci"

L’imputato nega anche di aver avvelenato la suocera: non avevo alcun motivo "Gli esami di Isabella positivi alle benzodiazepine? Un fulmine a ciel sereno".

Processo Amato. Il medico si difende: "Non ho ucciso mia moglie. Lei prendeva dei farmaci"

Processo Amato. Il medico si difende: "Non ho ucciso mia moglie. Lei prendeva dei farmaci"

"Quando mia moglie mi disse dei suoi esami positivi alle benzodiazepine fu un fulmine a ciel sereno. Le dissi: Isina, ma cosa mi dici?". Gira intorno alle domande, divaga con lunghi aneddoti, quando invitato a dare risposte puntuali intima di lasciarlo parlare – "Lei avrà anche fatto la sua domanda mezz’ora fa, ma io è da un anno e mezzo che sono in carcere" –, respinge ogni contestazione.

Il medico Giampaolo Amato, 64 anni, è un fiume in piena all’esame nel processo in cui è accusato di avere ucciso con un mix letale di Midazolam (benzodiazepina) e Sevoflurano (anestetico) la suocera Giulia Tateo e la moglie Isabella Linsalata, rispettivamente il 9 e il 31 ottobre 2021. Moventi: economico, per l’eredità, e sentimentale, per vivere la sua storia con l’amante. Ma lui ribadisce: "Non ho somministrato nulla. Non avevo motivo di uccidere due donne che stravedevano per me. Con Isabella avevamo deciso di separarci e i soldi non sono mai stati un problema. Temo che prendesse dei farmaci e le sia scappata la mano". Del resto, si difende, "quei medicinali non so neppure somministrarli". E l’sms in cui dice all’amante, a fine settembre ’21, di avere usato il Midazolam su una paziente? "Mi riferivo a una procedura con l’anestesista: il farmaco l’aveva dato lui, mi era rimasto in mente il nome che disse lui".

Qualche dubbio, comunque, resta. Come giustifica le sette rampe di scale registrate dal suo smartwatch la notte della morte della suocera nell’appartamento sopra al suo, tra le 23 e le 4? "Forse facevo gli esercizi per il ginocchio, non ricordo". Alla domanda della pm Morena Plazzi sul famoso "episodio della bottiglia", in cui, a maggio 2019, Isabella si sentì male dopo aver bevuto il vino offerto dal marito e poi fece appunto gli esami risultati positivi alle benzodiazepine (la bottiglia, conservata dalla sorella Anna Maria fino al 2022, si scoprì contenere proprio Midazolam), con la voce spezzata dalle lacrime l’imputato riferisce: "Dopo avermi detto degli esami, Isabella mi chiese di andare via un weekend per recuperare il matrimonio. Se temeva che l’avvelenassi, l’avrebbe fatto?".

Quel timore la donna l’aveva palesato anche alla propria psicologa, che per la prima volta ieri ha parlato sollevata dal segreto professionale. "Isabella prendeva un antidepressivo e un ansiolitico, non so quale. Mi disse dell’esame delle benzodiazepine, dai valori più alti di quanto si aspettasse". Un assist all’accusa e uno alla difesa, poiché lascia intendere che lo stupore di Isabella fosse per i valori alti, non per la presenza di benzodiazepine.

Amato elude infine le domande sulla foto di una pagina web sui gas soporiferi tipo Sevoflurano, il giorno prima della morte della suocera, lasciando solo intendere di avere avuto paura dei ladri. Né giustifica i 21 scatti alle chat sul cellulare della moglie appena morta. "Ero ferito – risponde apparentemente fuori contesto – da mia cognata, che mi aveva detto di rinunciare all’eredità o avrebbe detto la bugia che avevo una storia pure con una terza donna, e da uno spiacevole sms da un’amica, che poi si scusò, che mi inviò una pistola e la scritta ’l’hai ammazzata tu’". Tra due settimane proseguirà l’esame con parti civili e difesa.