Lunedì 17 Giugno 2024

Cosa dicevano i pizzini di Messina Denaro tra sfoghi, regole e nomi in codice

Era la sorella Rosalia la vera collettrice dei biglietti del fratello. Ma una 'falla' nel sistema ha portato all'arresto del boss

Palermo, 3 marzo 2023 - Non ha spezzato la "tradizione" Matteo Messina Denaro. Come tutti gli storici latitanti mafiosi, costretti a trovare il modo per comunicare nonostante la vita alla macchia, anche l'ex latitante usava i 'pizzini', come emerge dall'inchiesta del procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e dell'aggiunto Paolo Guido che ha portato oggi all'arresto della sorella del boss, Rosalia, vera e propria collettrice dei biglietti del fratello.

FOTO Messina Denaro e i pizzini mandati alla sorella Rosalia

I nomi in codice

Decine i pizzini scoperti dopo l'arresto dell'ex latitante. Messaggi arrotolati, sigillati con il nastro adesivo, spesso avvolti in piccoli pacchetti, e indirizzati a destinatari indicati con nomi in codice di "Fragolone (soprannome della sorella Rosalia ndr), Fragolina, Condor, Ciliegia, Reparto, Parmigiano, Malato, Complicato, Mela". I pizzini venivano veicolati attraverso una catena, più o meno lunga, di fedelissimi, che lo stesso boss, nei suoi scritti, definiva 'tramiti'.

Un pizzino di Messina Denaro (Ansa)
Un pizzino di Messina Denaro (Ansa)

La 'falla' nel sistema dei pizzini

Nel sistema del latitante finora ancora più impenetrabile di quello degli altri capi, però, c'era una falla. Per anni Messina Denaro ha adottato mille cautele, prima fra tutte quella di non Iasciare traccia dei biglietti che venivano rigorosamente distrutti dopo la lettura. Stavolta però il boss è stato il primo a non osservare la regola "avendo la necessità di dialogare in termini più brevi e con minori precauzioni con i suoi familiari, - scrive il gip - e talvolta di conservare la posta, soprattutto quella in uscita, come promemoria delle innumerevoli faccende che gli venivano sottoposte". Un errore che ha commesso anche la sorella Rosalia che, si legge nella misura cautelare, "ha colpevolmente evitato di distruggere alcuni dei pizzini ricevuti dal fratello o comunque, ne ha trascritto il contenuto su appunti manoscritti e occultati nella sua abitazione a Castelvetrano e nella sua casa di campagna a Contrada Strasatti di Campobello di Mazara". Errori che hanno consentito ai carabinieri di acquisire "preziosissimi elementi probatori da cui potere documentare con certezza il ruolo di tramite e di fedele esecutrice degli ordini del latitante svolto dalla donna nel corso di diversi anni".

È stato proprio un appunto dettagliato sulle condizioni di salute del boss, scritto dalla sorella Rosalia e da lei nascosto nell'intercapedine di una sedia, a dare agli investigatori l'input che ha portato, il 16 gennaio scorso, all'arresto del capomafia.

Lo sfogo nei pizzini

Nei pizzini ritrovati dai carabinieri del Ros nel suo covo di Campobello, il latitante, tormentato dal mancato rapporto con la figlia, si lasciava andare a degli sfoghi: "Ah, questa ragazza è cresciuta senza padre, lo arrestarono il padre quando lei era molto piccola. Dai conti che faccio è poco più grande di Lorenza, quindi stessa generazione, e sicuramente si conoscono arche perché andavano nello stesso liceo negli stessi anni. Quello che so di questa ragazza: è cresciuta con la madre, ha studiato, ha fatto il liceo scientifico, poi si è laureata in architettura credo, ed oggi lavora sfruttando la sua laurea".

"Fu sempre fidanzata con lo stesso ragazzo - scrive ancora l'ex latitante - un paio di anni fa si è sposata con lo stesso, e la scorsa estate ha avuto una bambina. Vi ho raccontato la storia di lei perché ha fatto il necrologio, ma vi potrei raccontare la storia di tante con il padre assente e della stessa generazione, perché sono informato di tutte quelle a cui manca il padre. Ebbene, nessuno ha fatto la fine di Lorenza, sono tutte sistemate, che voglio dire? È l'ambiente in cui cresci che ti forma, e lei è cresciuta molo male. La mancanza del padre non è di per sè motivo di degenerazione educativa, è solo Lorenza che è degenerata nell'intimo, le altre di cui so sono tutte cresciute onestamente", conclude il boss nel suo pizzino.

"Non sarò mai dimenticato"

"Non si deve mai ritornare da una persona dalla quale ci siamo allontanati. È una regola della mia vita. Ho pochissime regole di vita e questa è una. Arrivato a un certo punto della mia vita ho pensato che il mondo fosse da qualche altra parte e che da quell'altra parte ormai non ci fossero più strade che conducessero fino a me". È il testo di un altro pizzino scritto dal boss e ritrovati dai carabinieri dopo il suo arresto, finito agli atti dell'inchiesta che ha portato in carcere la sorella Rosalia. Il capomafia era solito appuntare riflessioni e pensieri "esistenziali". "Ma comunque un essere umano muore veramente quando viene dimenticato e io credo che non lo sarò mai - scriveva - Le persone che ho amato, i miei affetti, non si dimenticheranno mai di me. Ho conosciuto tante persone coraggiose con le pecore e pecore con le persone coraggiose. Ho sempre disprezzato questo modo di vivere, che schifo". E ancora: "Ho sempre pensato sarebbe bene sapere quando è la mia ultima notte sulla terra piuttosto che venire investito o qualcosa del genere. La vita è più complessa di una promessa". Infine il giudizio sul padre, il capomafia morto latitante: "Non ci sono più persone come mio padre. Quel genere di persone è sparito per sempre". 

"Se c'è pericolo appendi straccio"

Le indagini dei carabinieri hanno anche svelato come la sorella del boss eseguisse alla lettera gli ordini del fratello che le spiegava anche con dei disegni, passo passo, come mantenere i contatti con i suoi uomini, come accertare la presenza di eventuali telecamere degli investigatori e distruggerle e quali segnali - lo straccio appeso alla finestra ad esempio - lanciare nel caso in cui temesse la presenza degli inquirenti. "Nel caso di Condor c'è qualcosa che non va, devi mettere questo segnale che ti allego al disegno 1. Conosci il posto. Metti a stendere uno straccio o più stracci, il colore non importa, io li ho dipinti di blu, ma può essere di qualsiasi colore - spiegava il capomafia alla donna in un pizzino ritrovato dal Ros - Messo in quel posto Reparto (nome in codice ndr) se ne accorge da lontano e non si avvicinerà ed andrà via. Naturalmente se accade ciò si perdono i contatti quindi devi essere sicuro che ci sia qualcosa che non va, non vorrei perdere i contatti per un falso allarme"

"Perseguitati da Stato che non riconosco"

"Essere incriminati di mafiosità, arrivati a questo punto lo ritengo un onore. Siamo stati perseguitati come fossimo canaglie. Trattati come se non fossimo della razza umana. Siamo diventati un'etnia da cancellare. Eppure, siamo figli di questa terra di Sicilia, stanchi di essere sopraffatti da uno Stato prima piemontese e poi romano che non riconosciamo. Siamo siciliani e tali volevamo restare", scriveva ancora il boss in un messaggio rivolto ai suoi familiari. "Hanno costruito una grande bugia per il popolo. Noi il male, loro il bene. Hanno affossato la nostra terra con questa bugia. - proseguiva - Ogni volta che c'è un nuovo arresto si allarga l'albo degli uomini e delle donne che soffrono per questa terra. Si entra a far parte di una comunità che dimostra di non lasciare passare l'insulto, l'infamia, l'oppressione, la violenza. Questo siamo ed un giorno sono convinto che tutto ci sarà riconosciuto e la storia ci restituirà quel che ci ha tolto la vita".