Sabato 15 Giugno 2024

Corruzione in Puglia, arrestati l’ex assessore Alfonso Pisicchio e suo fratello Enzo

I due sono stati messi agli arresti domiciliari nell’ambito di una inchiesta della Procura di Bari

L'ex assessore della Regione Puglia, Alfonso Pisicchio (Ansa)

L'ex assessore della Regione Puglia, Alfonso Pisicchio (Ansa)

Roma, 10 aprile 2024 – Finisce in arresto l’ex assessore della Regione Puglia Alfonso Pisicchio, insieme a suo fratello Enzo, per corruzione e truffa. Entrambi sono stati posti agli arresti domiciliari nell'ambito di una inchiesta della Procura di Bari. I reati contestati all'ex assessore regionale, arrestato con altre 5 persone (1 in carcere, 4 agli arresti domiciliari, 2 sono destinatarie del divieto di esercitare le attività professionali per 12 mesi) sono, tra l'altro, corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio, corruzione per l'esercizio della funzione, truffa, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falsità materiale, turbata libertà degli incanti. È in corso il sequestro dei beni nella disponibilità di due degli indagati per un valore complessivo di circa 800mila euro. 

Pisicchio, leader di Senso civico, che nella Giunta Emiliano, è stato anche assessore regionale nella scorsa legislatura, proprio oggi aveva lasciato la sua carica alla guida dell'Agenzia Regionale per la Tecnologia e l'Innovazione. L’ex assessore aveva spiegato che a fine mese avrebbe tentato di partecipare al bando per la direzione dell'accademia delle Belle Arti e temeva fossero cariche incompatibili. La Giunta regionale questa mattina ha nominato alla guida dell'Arti, al posto di Pisicchio, il commissario straordinario Cosimo Elefante, dirigente regionale, Rtd (Responsabile della transizione al digitale) della Regione Puglia.

Pisicchio già nel 2020 fu indagato per corruzione nell'ambito di una inchiesta della procura di Bari su presunte promesse di assunzioni in cambio di voti. Fu lui stesso a comunicarlo dicendo di avere ricevuto dalla guardia di finanza “la notifica di un avviso di garanzia” e di aver “fornito da subito” la sua “totale disponibilità a collaborare con gli organi inquirenti”, aggiungendo che i “fatti oggetto di indagine non riguardavano affatto la sua attività istituzionale”.