Omicidio Nada Cella, chiesto il processo per Cecere. Storia di un cold case lungo 27 anni

Secondo gli inquirenti la donna avrebbe ucciso per gelosia. Richiesta di rinvio a giudizio anche per il commercialista Soracco e la madre: sono accusati di favoreggiamento e false dichiarazioni

Inquirenti fuori dallo studio del commercialista Saracco nel 1996 e, a destra, Nada Cella

Inquirenti fuori dallo studio del commercialista Saracco nel 1996 e, a destra, Nada Cella

Genova, 20 dicembre 2023 – Era il 6 maggio 1996 quando Nada Cella, allora 24enne, venne uccisa nello studio del commercialista Marco Soracco, in via Marsala a Chiaviari, dove lavorava come segretaria dal 1991.  Ventisette anni dopo, il “cold case” potrebbe trovare una soluzione: la procura di Genova ha chiesto il rinvio a giudizio per Annalucia Cecere, ex insegnante oggi 58enne e accusata di omicidio volontario. Il sostituto procurat ore Gabriella Dotto ha chiesto il processo anche anche per Soracco e per Marisa Bacchioni, madre del commercialista: devono rispondere di favoreggiamento e false dichiarazioni all'autorità giudiziaria. 

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Le indagini erano state riaperte nel maggio 2021 dopo un’istanza della famiglia Cella, affiancata dall'avvocata Sabrina Franzone e dalla criminologa Antonella Pesce Delfino che si erano basate su vecchie carte per chiedere di far luce nuovamente sul delitto. Cecere, oggi residente nel cuneese, ha sempre respinto ogni contestazione, così come le hanno rigettate Soracco e la madre.

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Le accuse

Secondo il pm Gabriella Dotto, il movente che avrebbe portato Cecere a uccidere Cella sarebbe la gelosia verso la vittima, sia per la posizione da lei occupata all’interno dello studio, sia per motivi affettivi. E Soracco avrebbe coperto Cecere, mentendo più volte. Forse, ipotizzano gli inquirenti, temeva che l’arresto della donna avrebbe portato alla luce un segreto dello studio o suo personale. Fatto sta che il commercialista avrebbe messo in piedi un castello di bugie: avrebbe detto che la mattina del delitto era sceso in studio solo qualche minuto dopo le 9:10 ma risulta “invece provato il suo accesso in studio prima delle 9 e la conoscenza della identità dell'autrice della aggressione”.

E a proposito di Cecere, Soracco avrebbe sostenuto "di non aver avuto alcuna relazione, ma solo una occasionale frequentazione, e che la donna non era mai andata in studio, eccetto che in una sola occasione - qualche giorno prima dell'omicidio - in cui l'aveva ricevuta la segretaria Nada Cella”. Dichiarazioni che non corrisponderebbero al vero, sostengono gli inquirenti. E avrebbe mentito anche a proposito della telefonata di una amica “ricevuta lo stesso giorno dell'omicidio (con la richiesta di intercedere per il posto di lavoro di Nada) e in merito alla telefonata ricevuta personalmente il giorno in cui la stessa Cecere subì una perquisizione (“non sono mai stata innamorata, anzi mi fai schifo”), ometteva di fornire informazioni utili (asserendo solo di aver considerato la persona della Cecere “figura non importante”). E poi dichiarava “di non essersi accorto di quanto accaduto alla segretaria e di aver inizialmente pensato ad un malore o a un urto accidentale su qualche spigolo (pur avendo in realtà ritenuto che fosse necessario astenersi dal toccare la vittima o altri oggetti nella stanza)”.

L’omicidio

Nada Cella fu uccisa il 6 maggio 1996: come ogni mattina si era recata al lavoro, giungendo in studio alle 8:35 circa. Intorno alle 9 aveva aperto la porta a una persona che aveva suonato al citofono. Poco dopo la ragazza fu aggredita e colpita almeno 15 volte alla testa e al pube. L’arma del delitto non è mai stata recuperata. A trovare Cella in un bagno di sangue, in preda agli spasmi, fu Soracco che avvertì la madre e chiamò i soccorsi alle 9:14. Nada arrivò in ospedale in condizioni disperate e morì dopo una breve agonia. 

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