Martedì 28 Maggio 2024
MARCO MARCATILI *
Cronaca

Nomisma: prezzi degli immobili inarrivabili per chi ha uno stipendio normale

L'acquisto milionario di Kering a Milano solleva dubbi sull'accessibilità abitativa e l'esclusione sociale nelle città italiane, evidenziando il rischio di gentrificazione e la necessità di politiche inclusive.

In un momento in cui il tema della casa torna al centro, tra le promesse, ancora non ben definite, di pace edilizia e lo stop alla cessione dei crediti del Superbonus, siamo rimasti stupiti dall’acquisto compiuto dalla multinazionale del lusso Kering in via Montenapoleone, nel quadrilatero della moda milanese. 11.800 metri quadri al prezzo di 1,3 miliardi di euro: oltre 110mila euro/mq, per un edificio che dovrà raccontare al mondo il prestigio dei marchi, molti dei quali italiani, del gruppo guidato da Pinault. Se da un lato la notizia riconferma la vocazione internazionale di Milano, dall’altro ci spinge ad aprire gli occhi sulla direzione intrapresa dai prezzi degli asset immobiliari, sia residenziali, sia commerciali nelle città. Il fatto che i centri cittadini siano guardati con interesse dai grandi capitali ci interroga su che cosa sia una città. Una città non può limitarsi a vetrina delle multinazionali, giardino delle famiglie abbienti.

L’esplosione dei prezzi immobiliari è un indicatore di ricchezza e di attrattività, ma può determinare anche gravi forme di esclusione. Se da una parte ci sono acquisti miliardari, dall’altra troviamo periferie e province alienate, fatte di pendolari che vivono in città il giorno per venire poi esiliati ai margini la sera. Perché i prezzi dell’abitare stanno diventando inarrivabili per coloro che vivono di stipendi normali, quegli stipendi che l’ondata inflattiva (immobiliare e non solo) ha reso insufficienti. È il fenomeno che si chiama gentrificazione. Gentry era la danarosa nobilità terriera inglese, il cui repentino riversarsi in città ebbe l’effetto di alzare i prezzi del mercato immobiliare londinese, spingendo ai margini i meno abbienti.

Il fenomeno è più di un rischio e non solo per Milano, ma anche in città come Bologna e Firenze, che finora hanno vissuto identità più inclusive. Occorre avviare un confronto su quali politiche permettano la coabitazione di ceti più variegati negli stessi contesti cittadini. Altrimenti, la direzione è chiara e va nel senso dell’esclusione.

* Direttore sviluppo Nomisma