Venerdì 19 Aprile 2024

È tornato il muro di nebbia: "Automobilisti non più abituati, va introdotta la safety car"

Tamponamenti a catena in autostrada tra le province di Parma e Piacenza: 50 auto coinvolte, 25 feriti. L’associazione Amici della Polstrada: "Tutti dietro a una pattuglia in caso di scarsa visibilità"

Ancora la nebbia, e ancora un incidente di prima grandezza. Un maxi tamponamento tra 25 veicoli si è verificato poco prima delle 9 di lunedì 19 febbraio in corrispondenza di fitti banchi di nebbia sulla A1 Milano-Napoli al chilometro 85 e 500 in direzione sud, nei pressi dell’autogrill di Fiorenzuola e del bivio per la A21 Torino-Piacenza-Brescia, nel territorio comunale di Alseno, in provincia di Piacenza. Dopodiché si sono verificati altri incidenti, per un totale di 50 auto coinvolte.

Lo schianto fra Parma e Piacenza
Lo schianto fra Parma e Piacenza

Il bilancio è di 25 feriti soccorsi dai sanitari del 118 giunti sul posto in forze. Due feriti sono gravi, entrambi in ospedale al Maggiore di Parma: un 41enne è in pronto soccorso e un 49enne in rianimazione. Altri sei sono di media gravità e almeno quindici con traumi più leggeri. Per consentire i soccorsi l’autostrada è stata chiusa in entrambe le direzioni e riaperta alle 11.30 verso Milano e alle 14.30 verso Bologna. Alcuni automobilisti hanno raggiunto gli autrogrill a piedi, scavalcando i guardrail. Già il 5 marzo, sempre per la nebbia, c’erano stati, sulla A21 nel Bresciano e nell’A22 tra Reggiolo e Carpi, una catena di incidenti che avevano coinvolto oltre 140 auto facendo tre morti e 65 feriti. La gravità degli incidenti per nebbia appare strana se si considera che in Val Padana la nebbia negli ultimi decenni si è ridotta. Ma è una contraddizione apparente.

"È senz’altro vero che c’è meno nebbia – osserva il climatologo Sandro Fuzi dell’Isac Cnr – come ha mostrato un nostro studio sugli ultimi 30 anni che ha riscontrato una minore presenza di nebbia nella Pianura Padana emiliana, diminuzione che è presumibile sia analoga per gran parte della Pianura Padana. Le cause sono da ricondursi alla diminuzione dell’inquinamento che c’è stata negli ultimi anni: malgrado ci sia ancora una situazione di inquinamento grave, negli ultimi 30 anni l’inquinamento è molto calato e quindi in atmosfera ci sono meno nuclei attorno alle quali possono condensare le goccioline che creano la nebbia. Però quando c’è una situazione di alta pressione e di inversione termica, come adesso, le nebbie tornano ad essere presenti".

"Il problema – osserva Giordano Biserni presidente dell’associazione amici della Polizia Stradale – è che dato che accade con minore frequenza gli automobilisti hanno perso l’abitudine e la consapevolezza del rischio nebbia. Se la visibilità è sotto i 100 metri è essenziale ridurre la velocità a 50 all’ora, cosa che invece non fa quasi nessuno. Bisogna poi evitare le soste nella corsia di emergenza e nel caso anche pensare di uscire dall’autostrada, viaggiando su strade statali o provinciali dove il rischio è più governabile. Ma il metodo più efficace è quello della safety car, che trent’anni fa introdusse il colonnello Poma della Stradale del compartimento del Veneto: tutti a 45 all’ora dietro una pattuglia".

“La safety car – osserva il vicequestore Katia Grenga che dirige la sezione di Parma della Polizia Stradale e ha coordinato i soccorsi – è teoricamente una buona idea, ma anche qui, con dei limiti perché se di safety car non ce ne fossero molte, i veicoli che viaggiano a 45/50 chilometri orari sarebbero un “tappo“ per gli automobilisti che arrivano da dietro ad alta velocità. Purtroppo è vero che rispetto a 30 anni fa in Pianura Padana c’è meno nebbia e meno abitudine ad affrontarla: serve consapevolezza e serve assolutamente ridurre la velocità, mantenere la distanza di sicurezza e non distrarsi".