Migranti, i mille minori di Milano. “Arrivano qui da soli e pieni di traumi Mai visti così tanti”

Viaggio nel centro di accoglienza : ci rimbocchiamo le maniche "Il primo passo è insegnare l’italiano. E aiutarli psicologicamente"

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Milano, 23 agosto 2023 – Un ragazzino si presenta al cancello. Sacchetto del supermercato in mano, ha appena fatto la spesa e torna a casa. Una casa speciale, che a ovest di Milano accoglie minori stranieri non accompagnati. "Stiamo facendo fronte a un arrivo di migranti incontrollato e ingente: non è mai stato così finora. Abbiamo dovuto rimboccarci le maniche e chiedere la disponibilità di posti in strutture in varie parti d’Italia: Udine, Trieste, Pordenone, Genova, Napoli, Salerno e non solo. In carico al Comune di Milano ci sono 1.300 minori stranieri non accompagnati, di cui 800 ospitati tra Milano e hinterland". A spiegare la situazione dalla struttura di accoglienza di via Zendrini è la responsabile Barbara Lucchesi. Milano si trova a doversi occupare di un decimo dei minori accolti in Italia (ne sono sbarcati più di 12mila da gennaio). "Non abbiamo più posti, manca una regìa a livello nazionale: i Comuni sono lasciati soli, con strumenti limitati", ha sottolineato l’assessore al Welfare Lamberto Bertolè. Ed è dura portare avanti progetti con numeri altissimi da gestire e tenendo conto delle situazioni delicate dei migranti, specie se minori. "In via Zendrini ospitiamo al momento 13 ragazzi, 12 maschi e una femmina. Altri 40 in via Aldini e 47 in viale Fulvio Testi. Abbiamo tredicenni, molti quindicenni e due di 17 anni. La maggior parte arriva a Milano dell’Egitto ma ci sono anche tunisini, marocchini, albanesi, kosovari, pakistani e somali. Sta tornando anche la migrazione da Gambia, Mali, Costa d’Avorio e Guinea".

“C’è un passaparola che comincia già nel Paese d’origine. Il 90% sa già a chi rivolgersi, a volte bussa con in mano un foglietto con scritto sopra l’indirizzo, mentre il 10% viene mandato qui da forze dell’ordine, ospedali, procure... Milano ha un fattore di attrazione elevato per questi ragazzi che sognano un futuro e soprattutto di poter mandare denaro a casa. Quasi tutte le loro famiglie si sono indebitate per mandarli qui". Ma quando arrivano, "molti sono traumatizzati: chi proviene dalla rotta balcanica o dalla Libia spesso è stato in “centri di detenzione arbitraria“ dove ha subìto torture, come lo scioglimento di cavi elettrici sulla pelle o ferite da coltello. Quindi va aiutato dal punto di vista psicologico, prima di tutto". Per questo una delle particolarità della struttura è "il mettere insieme il servizio sociale e quello di accoglienza". Gli educatori sono presenti h24; c’è lo spazio per il servizio psicologico, quello degli assistenti sociali; la sala con il medico.

Varcando il cancello si entra in cortile, poi si raggiunge l’ingresso. Al piano terra la stanza per lo studio con impresse sul muro tutte le mani dei ragazzi, lasciate con la vernice colorata. Poi la cucina e la sala per mangiare insieme. Sempre al piano terra, una stanza singola per eventuali situazioni problematiche. Di sopra, le stanze con i letti. Sulle pareti del corridoio, disegni realizzati dai giovani ospiti e la bacheca con i turni per le pulizie e i compiti da sbrigare. Una giornata tipo? "La sveglia è alle 8 – fa sapere Michela Marognoli, coordinatrice dell’équipe educativa –, poi colazione, sistemazione delle stanze, pulizia dei bagni e degli spazi comuni. Dalle 9.30 fino all’ora di pranzo è tempo di scuola. Il primo passo è imparare l’italiano". Poi si mangia tutti insieme. "Ogni tanto organizziamo laboratori di cucina in cui i ragazzi hanno l’opportunità di preparare i piatti dei loro Paesi". Al pomeriggio "è possibile fare delle passeggiate. Alle 18.30, però, tutti devono rientrare. Poi ci si lava, si mangia e dopo cena si guarda un film". A letto, nessuno ha il cellulare. "Lo prendiamo in consegna noi e lo restituiamo al mattino, altrimenti passerebbero la notte su TikTok".