Meloni accelera la corsa Subito i dossier giustizia e riforme "Questo governo lascerà il segno"

La premier si dice orgogliosa per la manovra, ma rilancia: "Procediamo senza perdere un giorno". Sul piatto la collaborazione con il Terzo polo, che potrebbe allargare il perimetro della maggioranza

di Elena G. Polidori

Nel momento in cui si chiude la fase emergenziale della manovra, Meloni avverte che sta per aprirsi la stagione in cui dovrebbero nascere le grandi riforme, con la sicurezza di trovarsi circondata da alleati di cui "si fida" e di un terzo polo – soprattutto – che non vede l’ora di partecipare alla "sfida" della modernizzazione del Paese. E così, dopo il via libera alla manovra e al decreto Rave e l’approvazione delle norme sulle Ong, nelle prime settimane del 2023 il governo interverrà ancora in materia di sicurezza e poi procederà – appunto – con le "grandi riforme", dal fisco alla giustizia al presidenzialismo, senza "perdere un giorno di tempo".

Della finanziaria, ha detto anche ieri una Meloni in vena di bilanci e di auguri, "vado fiera" perché "non abbiamo rinunciato a fare una manovra politica, che contiene delle scelte, con la quale cominciamo a mantenere gli impegni presi con i cittadini". Le parole d’ordine riguardano "fisco, burocrazia, giustizia, presidenzialismo". Su queste, assicura, "siamo già al lavoro" e "non perderemo tempo, non perderemo un giorno per dare a questa nazione quello che merita".

La riforma presidenziale è senz’altro quella che Meloni intende "lasciare come eredità" della sua esperienza di governo, ma ce n’è soprattutto un’altra che si propone come "collante" tra maggioranza e Terzo polo. È la riforma della giustizia. La Meloni ha accennato a questo tema nella conferenza stampa di fine hanno annoverandola tra le "priorità" e non solo per le pressanti richieste dell’Europa sul tema ma anche per cancellare quanto contenuto nella riforma Bonafede, soprattutto in tema di prescrizione.

Tre gli aspetti da modificare e ora sotto la lente del ministro Nordio: i reati di abuso d’ufficio e traffico d’influenze illecite e separazione delle carriere. Se le prime due sono modifiche tutto sommato circoscritte, la terza invece è una riforma costituzionale dai contorni ancora non chiari e che richiederà studio e convergenza politica. Convergenza che, come si diceva, vede già in essere un asse con il Terzo polo che ha incassato l’appoggio del governo sul suo ordine del giorno contro lo "spazzacorrotti". E ha rilanciato la sfida presentando una proposta di legge sullo stesso tema, chiedendo alla maggioranza di calendarizzarlo sotanzialemente per tornare alla prescrizione ante riforma Bonafede.

Un asse, questo tra Renzi-Calenda e Giorgia Meloni, che - come si diceva - va anche oltre il dossier giustizia allargandosi a due nuovi terreni di possibile contatto: riforme e Covid. Ma anche sulla questione del presidenzialismo. "Se si apre una discussione sul tema delle riforme, come ha fatto Meloni sul presidenzialismo, è evidente che non è possibile sfilarsi da quel dialogo – ha affermato Matteo Richetti – noi siamo per il modello per il Sindaco d’Italia, ma se si apre un tavolo nel merito spero che sia presente tutta l’opposizione".

La partita era cominciata con le proposte al governo di Azione ed Iv sulla manovra e sta continuando allargandosi a ventaglio su altre questioni specifiche come la sanità, con la proposta di Matteo Renzi di una commissione di inchiesta sul Covid. Argomento che ha orecchie molto sensibili nel governo, ma non solo, ma che al momento nonn sembra nelle priorità della premier chepunta ai bersagli grossi, potendo contare - come dice lei stessa - su una maggioranza "stabile" che consentirà al governo di "andare avanti e portare a termine il suo lavoro".