Martedì 23 Aprile 2024

Procura generale attiva sorveglianza sui magistrati di Perugia dopo le chat tra il cancelliere e alcuni pm

Sottani: “Il mio compito è evitare attacchi e segnalare comportamenti anomali”

Il procuratore generale di Perugia Sergio Sottani (Crocchioni)

Il procuratore generale di Perugia Sergio Sottani (Crocchioni)

Perugia, 11 marzo 2024 - La procura generale di Perugia “come già avvenuto in passato per situazioni analoghe ha attivato le proprie funzioni di sorveglianza sull’attività dei magistrati requirenti del distretto al fine di acquisire ogni elemento utile per consentire, eventualmente, agli organi istituzionalmente competenti, di far piena luce sui fatti circostanziatamente segnalati”. E’ quanto riporta un comunicato stampa firmato dal procuratore generale del capoluogo umbro, Sergio Sottani in relazione agli articoli “comparsi in questi giorni sugli organi di informazione in cui si riporta il contenuto di interlocuzioni che sarebbero state intrattenute, all’interno della Procura della Repubblica di Perugia - è scritto -, tra un funzionario di cancelleria, sottoposto a procedimento penale per accesso abusivo a sistema informatico, ed alcuni magistrati dello stesso ufficio perugino”. Il riferimento è ad alcuni articoli di stampa in cui sono riportati messaggi (estrapolati dal cellulare a suo tempo sequestrato al funzionario nell’ambito dell’indagine, ndr) tra il cancelliere perugino, che ha recentemente patteggiato per l’accusa di accesso abusivo a sistemi informatici e rivelazione di segreti d’ufficio, e alcuni sostituti procuratori dello stesso Ufficio giudiziario, in particolare nel 2019 in piena bufera giudiziaria sul caso dell’ex presidente dell’Anm, Luca Palamara, di cui si occupò proprio la procura umbra.

“Appare necessario sottolineare come tale doverosa iniziativa - è scritto nel comunicato stampa - si colloca in un momento in cui la Procura della Repubblica di Perugia è impegnata in una indagine, che è balzata prepotentemente ed in modo deflagrante all’attenzione della pubblica opinione”, ovvero il presunto dossieraggio dagli archivi informatici della Procura nazionale antimafia per il quale sono attualmente indagati il tenente della Finanza, Pasquale Striano, il sostituto procuratore Antonio Laudati e una dozzina di persone tra cui quattro giornalisti.

“Il quadro investigativo raccolto dalla procura perugina, relativamente a presunti accessi abusivi da parte di una persona in servizio presso la Direzione nazionale antimafia, è apparso di tale inaudita gravità - scrive Sottani - da indurre ad una inusuale congiunta richiesta di audizione del Procuratore della Repubblica unitamente al Procuratore Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo”. Nei giorni scorsi sia il procuratore di Perugia, Raffaele Cantone che il procuratore della Pna, Giovanni Melillo sono stati ascoltati dalla Commissione parlamentare antimafia e dal Copasir, su loro richiesta e hanno delineato un quadro “inquietante” con numeri “mostruosi” dell’accesso illegittimo alle banche dati in uso all’Antimafia. Analoga istanza di essere ascoltati - anche in seguito ad alcuni attacchi nei confronti degli stessi magistrati - è stata avanzata al comitato di presidenza del Consiglio superiore della magistratura.

“Lo stato attuale delle indagini, complesse ed articolate oltre che estremamente delicate, è stato delineato dal Procuratore della Repubblica di Perugia nel corso delle pubbliche audizioni - prosegue la nota -. Anche sul punto, l’attività di vigilanza sui rapporti con gli organi di informazione dei procuratori del distretto impone a questo procuratore generale di verificare il corretto bilanciamento tra il doveroso diritto dell’opinione pubblica ad essere informata nella fase delle indagini ed il rispetto della presunzione di innocenza”.

“In conclusione - è riportato nella nota - l’attività di questo procuratore generale, nei rigorosi limiti delle proprie attribuzioni, viene svolta sempre nella duplice direzione di evitare attacchi strumentali alla funzione giudiziaria ed ai magistrati requirenti che la incarnano e, contestualmente, di segnalare agli organi deputati al controllo quelle che potrebbero apparire eventuali anomalie comportamentali nell’esercizio della funzione giurisdizionale”.