Giovedì 18 Luglio 2024

L’orrore sul 16enne ucciso. Sigaretta spenta sul volto e sputi dopo le 25 coltellate: "Moriva e loro infierivano"

Il racconto del testimone, amico dei due minori fermati: l’arma nascosta tra gli scogli, uno aveva anche la pistola "Al mare facevano battute macabre sul delitto". Poi il selfie in spiaggia: pugno al petto e sguardo fiero.

L’orrore sul 16enne ucciso. Sigaretta spenta sul volto e sputi dopo le 25 coltellate: "Moriva e loro infierivano"

L’orrore sul 16enne ucciso. Sigaretta spenta sul volto e sputi dopo le 25 coltellate: "Moriva e loro infierivano"

dall’inviato

Giovanni Rossi

Una morte atroce. Il decreto di fermo dei due 16enni sospettati dell’omicidio del coetaneo Christopher Thomas Luciani, domenica pomeriggio con 25 coltellate, aggiunge orrore ad orrorre. Persino "calci, sputi" e minacce a un ragazzino già più morto che vivo, massacrato per un debito di droga da poco più di 200 euro, nella selva retrostante il parco cittadino Robert Baden Powell. Sedici pagine – firmate dalla procura dei minori dell’Aquila – che fanno precipitare Pescara in un incubo senza fine. Le tronfie immagini in spiaggia, con pugno al petto e selfie stile ’missione compiuta’, prima del bagno per lavare la tensione e nascondere il pugnale nella zona antistante lo stabilimento Croce del Sud, completano lo scempio e raccontano altrettanto in profondità la follia dei due sospetti assassini (il figlio di un maresciallo dei carabinieri e il figlio di una legale docente di diritto) con annesso gruppetto ultrà (in tutto cinque ragazzi, meno degli otto inizialmente stimati).

Tra materiale delle telecamere di sorveglianza, immagini estrapolate dagli smartphone, e testimonianze rese agli inquirenti non sembrano esserci più molti dubbi né sulla crudeltà assoluta dell’esecuzione né sulla premeditazione del reato. Rispetto ai primi riscontri, gli investigatori retrodatano gli eventi di una quarantina di minuti. Sono le 17.20 quando gli assassini nascondono il corpo di Thomas tra le sterpaglie e partono verso il mare. Tutti sanno cos’è successo, anche chi resta lontano dalla scena, perché l’esecuzione non nasce tanto dal piccolo debito, ma dalla necessità di ripristinare "il rispetto" violato.

Fondamentale, per ricostruire l’accaduto, la testimonianza di uno dei componenti il gruppetto da cui i due presunti assassini si sganciano, prima uno e poi l’altro (che ha anche una piccola pistola), per commettere il delitto. "La questione di rispetto" trova la sua agghiacciante risposta in 25 fendenti così suddivisi: 15 ad opera del primo killer, 10 del secondo. Sul perché uno dei due, pur non avendo alcun credito da esigere e non conoscendo il debitore, partecipi volontariamente all’esecuzione, la risposta fornita dal testimone è devastante: "Sono amici". I due, sempre stando al principale testimone, avrebbero poi raccontato delle coltellate al resto del gruppo per vantarsi e pretendere omertà. La premeditazione del reato, già plausibile per la scelta di un un luogo isolato e invisibile dai palazzi circostanti, trova altre argomentazioni pesanti nel fatto che il coltello – mostrato ai compagni prima di arrivare al parco – fosse già nello zaino di uno degli aguzzini, e che nello zaino ci fosse anche un cambio di vestiti in caso di schizzi di sangue.

"Ero allibito, volevo fermarli ma non sapevo come fare. Sembrava che non ci stessero più con la testa", è la testimonianza a verbale del giovane che, recuperata la lucidità, fa poi scattare l’allarme, ritrovare il corpo e arrestare gli assassini. Già noto il seguito: "Nonostante l’accaduto, siamo andati al mare a fare il bagno" col coltello "avvolto in un calzino sporco di sangue" e poi lasciato "dietro agli scogli". I due 16enni "in concorso tra loro", scrive la procura, agiscono su Thomas con "sevizie e crudeltà". Persino una sigaretta spenta in faccia quando è esanime. "Il bagno al mare, senza chiamare soccorsi o denunciare il fatto alle autorità" e le chiacchiere "con macabra ironia sul fatto appena avvenuto" sono l’ultima offesa. La madre di uno dei due fermati dice "credo nella giustizia" e prega "per chi c’è e per chi non c’è più". Ma Pescara è sotto choc e nel parco del delitto continua la processione di chi deposita biglietti e fiori in ricordo di una vita barbaramente spezzata. Oggi l’assegnazione dell’autopsia.