Lunedì 20 Maggio 2024

Lo strazio dei parenti: "È successo qualcosa lì sotto. Adesso vogliamo la verità"

I familiari delle vittime arrivati sul luogo dell’incidente non si danno pace "Parlano di errore umano e leggerezza, ma erano tutti esperti: per loro era routine".

Lo strazio dei parenti: "È successo qualcosa lì sotto. Adesso vogliamo la verità"

Lo strazio dei parenti: "È successo qualcosa lì sotto. Adesso vogliamo la verità"

Esperti, prudenti, padri di famiglia. I cinque morti nella strage sul lavoro avvenuta a Casteldaccia non sono lavoratori alle prime armi: Epifanio Alsazia, 71 anni, il contitolare della ditta Quadrifoglio, Giuseppe Miraglia 47 anni, Roberto Raneri, di 51 anni, Ignazio Giordano, di 57 anni e Giuseppe La Barbera, il tecnico interinale dell’Amap. Per i soccorritori sono morti perché hanno respirato una quantità enorme di idrogeno solforato.

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"Ce n’era una concentrazione dieci volte superiore alla soglia di tollerabilità. Non indossavano le mascherine", dicono i vigili del fuoco. Non ci stanno i parenti dei cinque morti. "Mio padre non era uno sprovveduto – dice Francesca, figlia di Epifanio Alsazia – anzi era uno molto esperto. Interventi come quelli ne avrà fatti a centinaia. Sarà successo qualcosa lì sotto quel tombino. Qualcuno mi ha detto che potrebbe esserci stato il distacco di una soletta che avrebbe fatto sprigionare i veleni, contaminando gli ambienti. Vogliamo la verità".

Arrivano i colleghi del Quadrifoglio, qualcuno piange, altri si abbracciano. "Questo intervento era programmato – dice Luigi Miraglia, cugino di Giuseppe, l’operaio morto .– Erano state segnalate anomalie della rete fognaria, nel tratto tra l’intersezione con via della Rotonda e la stazione di sollevamento denominata ‘Vini Corvo’. Mio cugino era tranquillo, per lui era un intervento di routine anche se doveva andare lì sotto. Ora chi lo dice a sua moglie e ai suoi tre figli che non tornerà più a casa? Vado a San Cipirello dove vive la sua famiglia, ma ho il cuore spezzato".

"Quella è la macchina di mio padre... è la sua", urla una donna sorretta da una parente. Piange a dirotto la figlia di Ignazio Giordano, davanti all’auto ancora parcheggiata lungo la strada, una Alfa Romeo Stelvio. Lontano dalla calca dei soccorritori, abbracciato dagli altri colleghi, c’è l’operaio che ha allertato i soccorsi, il "sopravvissuto", come lo chiama già qualcuno.

"All’improvviso ho sentito i miei compagni che gridavano, e ho dato subito l’allarme. Mi sento un miracolato. Sono sotto choc. Non voglio dire altro", sussurra il giovane, che preferisce non rivelare neppure il suo nome. Le autorità non si mescolano allo strazio dei parenti. "Ho visto i volti dei poveri operai, avevano un colore che da ex medico legale mi fa pensare a una intossicazione", dice l’assessore regionale al Lavoro, Nuccia Albano, lasciando il luogo della strage proprio mentre arrivano l’amministratore unico di Amap, Alessandro Di Martino assieme al sindaco di Palermo, Roberto Lagalla. "Sono venuto a esprimere il più sincero cordoglio alle famiglie dei lavoratori, i lavori, che prevedevano la messa in quota dei pozzetti e la disostruzione con ausilio di autospurgo, sono stati avviati il giorno 29 aprile e erano proseguiti sino ad oggi".

Nino Femiani