Sabato 25 Maggio 2024
ANTONIO
Cronaca

L’economista "La Bce naviga a vista Questa insicurezza favorisce la recessione"

Masciandaro (Bocconi): Francoforte non spiega le sue mosse "Il governo italiano ha fatto molto bene ad alzare la voce Sulla politica monetaria l’Eurotower deve essere cristallina"

di Antonio

Troise

Donato Masciandaro, una cattedra di politica monetaria alla Bocconi di Milano e uno dei massimi esperti dei mercati finanziari mondiali, non nasconde le sue perplessità di fronte alle ultime decisioni della Banca centrale europea. L’intervista a Qn non può partire che da qui.

Professore, la Bce ha fatto bene ad aumentare i tassi? Come giudica questa decisione?

"Sarò molto sincero: non sono in grado di giudicare. Perché la politica monetaria della Bce è davvero incomprensibile. Naviga a vista, una strategia decisa volta per volta, fondata su una base di dati non meglio specificata. È una situazione davvero inaccettabile. Sarebbe opportuno che il Parlamento Europeo convocasse la Lagarde e chiedesse spiegazioni".

Scusi se insisto: ma allora è stato un errore alzare di nuovo i tassi di interesse?

"Lo ripeto, il problema qui è una Banca Centrale che alza i tassi e modifica le sue scelte di acquisto di titoli senza spiegare perché".

Intanto, però, sono decisioni che costano tantissimo all’Europa.

"C’è, tanto per cominciare, un danno macroeconomico. Perché, in questo momento, l’unico messaggio certo è l’incertezza. Nessuno sa nulla. La Banca Centrale, in questo contesto, è una sorta di tossina che non solo alimenta il rischio inflazione ma anche la recessione. L’esatto contrario di quello che dovrebbe fare, cioè dare informazioni certe e infondere fiducia".

Quali sono i rischi per l’Europa?

"Abbiamo un duplice rischio, L’incertezza aumenta il rischio di inflazione perché può essere incorporata nelle aspettative. Per esempio, prima o poi i sindacati chiederanno il conto, potrebbero chiedere di adeguare i contratti alla nuova inflazione. C’è poi l’altro rischio indotto dalla Bce, quello della recessione. Oggi chi deve investire o consumare, preferisce aspettare per vedere l’evoluzione della situazione. Ma, nel frattempo, l’economia rallenta".

Una trappola infernale...

"Una doppia trappola, quella più terribile: la stagflazione".

Tornando in Italia, che cosa può succedere?

"A parità di altre condizioni, noi abbiamo due problemi nazionali. L’alto stock di debito pubblico e la bassa produttività del nostro sistema Paese. Con una politica monetaria come questa, così indecifrabile, dobbiamo stare molto attenti a non fare passi falsi".

Quindi è stata giusto fare una manovra economica molto prudente?

"Assolutamente sì, da questo punto di vista non c’è soluzione di continuità con il governo Draghi. Ma ora, il problema è la Bce: dovrebbe finalmente chiarire i motivi alla base delle sue decisioni".

Ma cosa si può fare, in concreto?

"Tanto per cominciare il Parlamento europeo dovrebbe convocare la Lagarde e chiedere spiegazioni. Ma deve dimostrarsi all’altezza della situazione…"

Oggi, per la verità, non vive un momento facile…

"Non mi riferisco agli scandali, ma al fatto che le precedenti audizioni non sono servite a nulla. Spesso gli europarlamentari non hanno saputo fare le domande giuste. O si sono limitati a difendere il proprio orticello nazionale. Anche il Parlamento deve fare un salto di qualità da questo punto di vista".

Ma così non si mette a rischio l’indipendenza della Bce?

"Affatto. La Bce, come le altre autorità, sono burocrazie che non sono scelte dai cittadini. Quindi, è giusto che siano indipendenti solo se spiegano le ragioni del loro operato".

Ha fatto bene, allora, il governo italiano ad alzare la voce?

"Si, perché non c’è indipendenza senza accountability. I politici, insomma, non possono chiedere all’istituto di aumentare i tassi, ma possono chiedere perché aumentano".

La Bce ha chiesto all’Italia anche di sottoscrivere, finalmente, il Mes. Cosa dovrebbe fare il governo?

"Il Mes, ha due risvolti, uno di carattere economico e l’altro squisitamente politico. Due risvolti che non possono essere separati. Il primo non è particolarmente significativo in questo momenti, sottoscrivere il trattato non significa attivare il Mes. Il secondo, invece, dipende dall’atteggiamento complessivo del governo nei confronti dell’Europea. Se siamo a favore dell’Unione, allora bisogna aderire, non c’è motivo per dire no".

Insomma, non corriamo rischi dal punto di vista economico? Aderire al Mes non significa aprire le porte a una nuova stagione di sacrifici?

"Questo è un falso problema. Così come è un falso problema quello del contante. Hanno una forte valenza politica, ma sono insignificanti dal punto di vista delle decisioni economiche. Non è certo con il tetto al cash che si combatte la colossale evasione fiscale del nostro Paese".