La trattativa per gli ostaggi. Il Qatar: ok di Hamas all’intesa. Ma Israele fa muro sulla tregua

Il gruppo palestinese ha aperto alla proposta degli intermediari: serve un cessate il fuoco totale. Tel Aviv: "Condizioni impossibili, così non fermiamo i raid". Il nodo è la gestione della Striscia.

La trattativa per gli ostaggi. Il Qatar: ok di Hamas all’intesa. Ma Israele fa muro sulla tregua
La trattativa per gli ostaggi. Il Qatar: ok di Hamas all’intesa. Ma Israele fa muro sulla tregua

Ottaviani

Qualcosa si muove, pur con tutte le cautele del caso. Il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani, ha dichiarato che l’organizzazione terroristica Hamas ha dato "una risposta positiva" sull’intesa con Israele sul rilascio degli ostaggi in cambio di una tregua. Poco dopo, è arrivata la conferma anche da Hamas, che sul suo canale Telegram ha scritto: "Il movimento Hamas ha consegnato la sua risposta sull’accordo quadro ai fratelli del Qatar e dell’Egitto, dopo aver completato le consultazioni con la leadership e con le fazioni della resistenza. Affrontiamo la proposta con uno spirito positivo, dietro la garanzia di un cessate il fuoco globale e completo, la fine all’aggressione contro il nostro popolo, la garanzia di soccorsi, riparo e ricostruzione, la revoca dell’assedio alla Striscia di Gaza e il completamento di uno scambio di prigionieri".

Si fa presto, insomma, a cantare vittoria, ma si respira un’aria di prudente ottimismo, posto che per la tregua ci vorrà tempo. Anche perché, a Gaza, si continua a morire e le vittime sono arrivate a sfiorare quota 26mila. Oggi al Segretario di Stato Usa, Antony Blinken, che sta effettuando il suo quinto tour diplomatico dall’inizio del conflitto, toccherà la parte più difficile, ossia discutere i dettagli dell’accordo con Israele, clausole che lo stesso presidente Biden ha definito "un po’ oltre il limite".

Il primo ministro, Benjiamin Netanyahu, è stretto fra due fuochi: da una parte l’ultradestra ortodossa che preme per continuare l’operazione sulla Striscia di Gaza e buona parte della popolazione, in testa le famiglie degli oltre 100 ostaggi ancora nelle mani dei terroristi, che premono per il ritorno a casa delle persone rapite lo scorso 7 ottobre. Poi ci sono le pressioni da parte di Washington, che vorrebbe vedere, se non chiusa, almeno tamponata la questione prima che la campagna per le presidenziali del prossimo novembre entri nel vivo.

A preoccupare, ci sono le tante condizioni che Hamas ha posto per la chiusura dell’accordo oltre a come la Striscia verrà gestita una volta che il conflitto si sarà concluso. Il problema qui non è solo di Gerusalemme, ma della stessa organizzazione terroristica dove il braccio armato non è in sintonia con quello politico, che risiede in Qatar. Doha e Il Cairo vanno avanti con l’attività di mediazione iniziata settimane fa e gli Stati Uniti cercando di pensare al dopo e di riprendere il filo spezzato dalla strage del 7 ottobre. Il Segretario di Stato ieri ha incontrato il principe ereditario Mohammad Bin Salman, dicendo dopo che "c’è ancora grande interesse da parte del Paese del Golfo per dare vita a una regione più integrata e prospera". E per fare questo si deve passare dalla normalizzazione con Israele.