Giovedì 25 Luglio 2024
PIER FRANCESCO
Cronaca

La normalità come obiettivo di governo

Pier Francesco

De Robertis

Giorgia Meloni affronta la sua prima conferenza stampa di fine anno con il vantaggio di parlare nel tempo verbale che i politici amano di più, il futuro, e sfrutta il privilegio di poter tracciare il primo bilancio del suo governo quando poco o nulla gli può obiettivamente essere imputato.

Meloni si sofferma quindi poco sulle cose fatte, e si attarda a disegnare l’azione dell’esecutivo per l’anno che verrà. Riesce comunque a delineare una linea in continuità con quella intravista nella prima fase dell’azione del governo di centrodestra, ossia la ricerca di una "normalizzazione" istituzionale e politica su cui non tutti avrebbero scommesso, cui aspirano da sempre le forze nate e cresciute all’opposizione, non disgiunta a una garbata ma orgogliosa rivendicazione delle proprie radici culturali. "Tutto quello che faccio è di destra", ha detto ieri, quasi a rassicurare il proprio mondo circa supposti "cedimenti", e che cedimenti non sono. Rappresentando solamente l’inevitabile scarto tra la pratica corsara della minoranza militante e l’inausaribile fatica del governo.

Le tre ora passate dalla premier davanti ai giornalisti servono in fin dei conti per consolidare quel cammino che ha - nelle sue intenzioni - portato la destra di opposizione a essere destra di governo di una delle nazioni del G7. Abbandonando toni estremistici, accenti populisti e delineando meglio di prima le proprie responsabilità. Questo sì che è un percorso non scontato. Giorgia Meloni di un paio di anni fa praticava un sovranismo convinto, si faceva fotografare con Orban e con Trump, a Bruxelles si asteneva sul Nex generation Eu. Adesso su migranti e Pnrr chiede più Europa, ambisce a essere l’alleato più fedele degli Usa di Biden e il gruppo di Visegrad, per quel che ne rimane, è solo un selfie-ricordo. L’impressione è che il cammino sia solo all’inizio.