Mercoledì 12 Giugno 2024
NINO FEMIANI
Cronaca

La guerra ai cacicchi Sarracino scalza De Luca jr

Ai vertici del partito il 33enne vicino a Schlein, escluso il figlio del governatore. Ma il viceré campano potrebbe lanciare una lista senza dem per il terzo mandato.

La guerra ai cacicchi  Sarracino scalza De Luca jr

La guerra ai cacicchi Sarracino scalza De Luca jr

di Nino Femiani

Elly Schlein e Stefano Bonaccini trovano l’accordo sulla segreteria del Pd. Cinque posti alla minoranza ma nella cinquina (Alfieri, Baruffi, Serracchiani, Guerini oltre a Bonaccini) non c’è nessuno dell’area deluchiana. Vincenzo De Luca e i suoi restano a bocca asciutta: il figlio Piero che, nel caso di vittoria di Bonaccini (appoggiato dal padre alle primarie), doveva entrare in segreteria come responsabile per il Sud, viene scavalcato dal deputato Marco Sarracino, 33 anni, a lungo segretario cittadino di Napoli e un tempo vicino a Orlando prima di accasarsi dalle parti di Provenzano e Schlein.

Non è l’unico sgarbo che la segretaria fa al viceré Vincenzo. Non solo aveva fatto saltare il congresso regionale del Pd in Campania che già si era "acconciato" sulla nomina di Rosetta D’Amelio, ex presidente del consiglio regionale ed ex assessora di osservanza deluchiana, a causa di brogli nel tesseramento nel Casertano, ma poi aveva pubblicamente dichiarato che si sarebbe spesa contro "capibastone e cacicchi". Un siluro a De Luca che da sette anni governa la Regione, una delle poche rimaste in quota Pd, e si batte per ottenere anche il terzo mandato su cui, al momento, Elly sembra decisamente contraria dopo che il popolo dei gazebo le ha consegnato le chiavi del Pd (ma dovrebbe dire no anche a Bonaccini). Vincenzo è però un combattente che non si arrende mai, anche quando la lotta sembra impari. Fino ad ora non ha affrontato di petto la nuova segretaria, ma è intervenuto per tre volte e sono state parole intrise di fiele per il Nazareno.

La prima volta è stato quando ha risposto a chi gli chiedeva di fare un passo indietro, magari con un pensiero a Strasburgo: "Se Dio vorrà, e soprattutto se la salute mi accompagna, andrò avanti a lungo. Ve lo dico subito, non abbiate dubbi, starò qui ancora per molti, molti anni... Mi candido in eterno". La seconda volta quando parlando del nuovo corso aveva sibilato: "Vengo da una grande e glorioso partito che è tuttavia morto tra gli applausi. In quel partito c’erano uomini che si chiamavano Enrico Berlinguer, Amendola, Nilde Iotti, Terracini. Oggi abbiamo un po’ di arte povera tra di noi, rischiamo di morire tra le bandiere al vento". La terza volta quando, in tema di modifica della legge elettorale regionale necessaria per aprire le porte del terzo mandato aveva sottolineato: "Sollevare il tema è un’idiozia". Non lo è per la Schlein che sull’argomento si gioca ora la faccia. La verità è che De Luca ha pronta la carta di riserva: se rompe con il Pd, lui resta in campo, rispolverando la lista Progressisti senza i democrat e a questo punto c’è il serio rischio per il Pd di perdere una delle poche roccaforti rimaste e di avere Vincenzo tra i piedi per altri cinque anni, a dettar legge dai banchi della minoranza.