di Giovanni Rossi Applausi dal loggione e commozione in passerella. L’uscita di Giuseppe Conte da Palazzo Chigi, dopo il serioso scambio di campanella con Mario Draghi – tutto il contrario della prima rilassata staffetta con Paolo Gentiloni il 1° giugno 2018 – si dipana con coreografia di alto rango. Nel cortile di Palazzo Chigi, con tappeto rosso e picchetto d’onore interforze, l’avvocato del popolo segue il percorso predisposto dal...

di Giovanni Rossi

Applausi dal loggione e commozione in passerella. L’uscita di Giuseppe Conte da Palazzo Chigi, dopo il serioso scambio di campanella con Mario Draghi – tutto il contrario della prima rilassata staffetta con Paolo Gentiloni il 1° giugno 2018 – si dipana con coreografia di alto rango. Nel cortile di Palazzo Chigi, con tappeto rosso e picchetto d’onore interforze, l’avvocato del popolo segue il percorso predisposto dal cerimoniale con la supervisione di Rocco Casalino per solennizzare il momento dopo quasi 33 mesi al governo del Paese. Arrivato al potere da sconosciuto professore universitario sotto scacco degli allora vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, Conte termina l’avventura con una sfilata in due atti dove il primattore è lui e solo lui: il presidente gialloverde e poi giallorosso, il trumpiano Giuseppi (nomen omen, forse plurale non casuale) diventato popolare per i Dpcm e i 209 miliardi strappati all’Europa, ma poi dalla pandemia schiacciato ai sensi della debordante crisi economica e di governo.

Nel primo atto, Conte passa in rivista i corpi militari in alta uniforme sulle note della banda dei Carabinieri; nel secondo, con gli indici alzati e l’emozione negi occhi, guarda in alto, alle finestre in cui sono assiepati i dipendenti di Palazzo Chigi che lo applaudono. Una confessione di reciproco affetto. Sentimenti che trapassano le mascherine e danno autenticità al premier più ’pettinato’ nella storia del Paese e nelle sue estensioni social. E qui i lucciconi scappano anche al portavoce ’Rasputin’, Rocco Casalino, regista di una narrazione iperattiva e poi della fallita caccia ai responsabili tra speranze, avvitamenti e rancori.

Conte chiama a sé la compagna Olivia Paladino, un filo rigida però compartecipe, le stringe la mano, continua a salutare prima di incamminarsi verso l’esterno accompagnato dai flash. "Presidente!", lo invocano ancora i fotografi. Lui resiste alla tentazione dell’ultima posa, sale in auto e In un attimo è a casa. Subito parte il suo primo post da "privato cittadino": "È davvero necessario che ognuno di noi partecipi attivamente alla vita politica del nostro Paese". Una riserva della Repubblica con l’ambizione evidente di non restare a lungo in panchina.