L’ex ministro Maria Elena Boschi, 40 anni, si sottopone al vaccino
L’ex ministro Maria Elena Boschi, 40 anni, si sottopone al vaccino
I dirigenti Pfizer BioNTech hanno annunciato che chiederanno alle autorità regolatorie europee e americane l’autorizzazione a distribuire la terza dose del vaccino anti Sars-Cov-2 alla luce del fatto che un terzo richiamo dello stesso preparato mostra di incrementare il livello di anticorpi da 5 a 10 volte contro il ceppo originario e la variante Beta rispetto al ciclo a due dosi. Ma il Centers for Disease Control and Prevention e la Food and Drug Administration dicono no. "Gli americani che sono stati completamente vaccinati non hanno bisogno di una dose di richiamo in questo momento", si legge in una dichiarazione congiunta. Il bollettino Coronavirus del 10...

I dirigenti Pfizer BioNTech hanno annunciato che chiederanno alle autorità regolatorie europee e americane l’autorizzazione a distribuire la terza dose del vaccino anti Sars-Cov-2 alla luce del fatto che un terzo richiamo dello stesso preparato mostra di incrementare il livello di anticorpi da 5 a 10 volte contro il ceppo originario e la variante Beta rispetto al ciclo a due dosi. Ma il Centers for Disease Control and Prevention e la Food and Drug Administration dicono no. "Gli americani che sono stati completamente vaccinati non hanno bisogno di una dose di richiamo in questo momento", si legge in una dichiarazione congiunta.

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Due dosi bastano per stare tranquilli?

La risposta è sì. Una volta completato il ciclo vaccinale siamo protetti fino al 100% dal rischio ospedalizzazione e dalle forme letali del Covid, anche per variante Delta.

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Perché riconsiderare una terza dose?

Mentre la protezione contro le forme più gravi della malattia resta elevata nei mesi successivi alla vaccinazione, la casa farmaceutica si aspetta un declino nell’efficacia contro la malattia sintomatica. Per questo precisa che "una terza dose sarebbe utile tra i 6 e i 12 mesi dopo la seconda dose". Insomma, si torna a parlare di un richiamo autunnale o invernale, gli inglesi ad esempio si stanno già preparando a questa eventualità.

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Quale orientamento hanno dato gli esperti?

Fonti dell’Oms hanno dichiarato che è ancora presto per fare previsioni. "Se i dati delle sperimentazioni diranno che dopo 12 mesi viene meno la risposta cellulare si potrà pensare al richiamo – precisa Luca Pani, farmacologo ex direttore Aifa – al momento escluderei fughe in avanti". Sulla stessa lunghezza d’onda Andrea Cossarizza, immunologo dell’Università di Modena e Reggio Emilia, secondo il quale "le vaccinazioni attuali stanno mostrando tutta la loro efficacia".

La terza dose è diversa dalle precedenti?

La terza dose è identica alle prime due, al momento, e casomai consigliabile alle categorie che più hanno bisogno di protezione con anticorpi neutralizzanti: anziani e immunodepressi. La nota Pfizer annuncia tuttavia che "sta approntando ora una versione aggiornata del vaccino mRna, che prende di mira l’intera proteina spike della variante Delta".

Che consiglio viene dagli infettivologi?

Francesco Menichetti, primario infettivologo a Pisa, dice che prima di pensare a un terzo richiamo di massa va dimostrato che l’immunità è inadeguata o insufficiente rispetto alle varianti. "La terza dose è nell’ordine delle cose, ma non sappiamo ancora quando sarà necessaria", aggiunge Gianni Rezza, direttore prevenzione del ministero. "In ogni caso non è detto che servirà vaccinare ogni anno, e comunque si partirà dai più fragili".

Abbiamo considerato gli imprevisti?

Matteo Bassetti, presidente della Società italiana terapia antinfettiva, ritiene che un terzo richiamo di massa anti-Covid al momento sia superfluo. "Due dosi ci proteggono già contro la malattia grave e contro l’evento morte. La terza dose? Ci penseremo nel 2022". L’epidemiologo Pier Luigi Lopalco da parte sua rassicura: "Se dovesse servire un terzo richiamo in autunno saremo pronti".