Intelligenza artificiale, appello dei colossi tech alla politica: "Governiamo insieme i cambiamenti"

Incontro fra Bill Gates e Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, oggi il fondatore di Microsoft vedrà Mattarella. E intanto il guru di OpenAI mette in guardia dal Forum di Davos: "Paure legittime, impariamo dal passato"

Roma, 19 gennaio 2024 – “I cambiamenti vanno governati, non subìti". Facile a dirsi, forse anche banale. Ma se a dirlo sono, insieme, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il fondatore di Microsoft Bill Gates, allora la frase è un po’ meno scontata. Soprattutto perché i cambiamenti in questione sono quelli che l’intelligenza artificiale sta portando in tutto il mondo.

Ieri Bill Gates era a Palazzo Chigi e si è trattenuto per un’ora con la premier. Hanno parlato di intelligenza artificiale, salute (altro pallino di Gates dopo aver lasciato nel 2020 Microsoft), tecnologie green e sviluppo dell’Africa. Anche se il quarto uomo più ricco del mondo non ha più incarichi dentro la sua creatura più famosa, è pur vero che proprio Microsoft è al momento la società che più di tutte ha investito a livello globale sull’IA, almeno 10 miliardi di dollari per la partnership con OpenAI. Così non è un caso che, dopo Elon Musk e Reid Hoffman di LinkedIn, Meloni abbia appunto ricevuto Gates. Perché il tema dell’intelligenza artificiale è ormai politico e sociale e non più solo economico.

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Bill Gates si è presentato ieri a Roma – e oggi incontrerà anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – in veste di co-presidente della Fondazione Bill & Melinda Gates e fondatore di Breakthrough Energy, ma i temi delle tecnologie più avanzate gli stanno a cuore, eccome.

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La nota stringata di Palazzo Chigi conferma che durante l’incontro "si è discusso delle opportunità e dei rischi dell’IA e sulla necessità di governare i cambiamenti futuri, evitando così di subirli". A una parte dell’incontro ha partecipato anche padre Paolo Benanti, presidente della commissione IA per il Dipartimento informazione ed editoria: "Bill Gates, da tecnologo, ha soprattutto sottolineato i grandi vantaggi di ottimizzazione di alcuni processi che possono arrivare dall’IA e per quanto riguarda i rischi, lui dice che è più importante che sia nelle mani giuste. Approcci differenti", ha ammesso il consigliere del Papa su tecnologia ed etica, nonché unico italiano nel Comitato Onu sull’intelligenza artificiale.

Quindi per Gates quello che conta è che le tecnologie più avanzate, e per questo più delicate, siano controllate ("governate"?) dalle persone giuste. Anche l’Onu e l’Unione europea hanno già adottato regolamenti e linee guida ad hoc. Chissà se "le mani giuste" sono quelle di Sam Altman, il guru di OpenAI che nel novembre scorso fu sospeso per appena cinque giorni dalla carica di amministratore delegato, per poi essere cooptato da Microsoft e subito reintegrato dalla società di ChatGpt. Mentre Gates era a Roma, Altman era a Davos, in Svizzera, al World Economic Forum che più che un semplice vertice economico è in realtà uno dei palcoscenici globali della politica che conta.

E qui Altman ha avvertito che "l’intelligenza artificiale è molto potente e non possiamo dire con certezza che cosa succederà; avrà effetti enormi, ma potrebbe anche andare molto male. Bisogna procedere con cautela, è bene che la gente sia preoccupata per i possibili rischi e dobbiamo trarre lezione dal passato di come si sono rese sicure le tecnologie". Tradotto: i cambiamenti vanno governati, non subiti, ma neanche sottovalutati. E questo, evidentemente, è il compito della politica.