Milano, 24 settembre 2019 - Un braccialetto per controllare app e computer con la forza del pensiero. Non è fantascienza, ma ciò che promette la startup Ctrl Labs, su cui Mark Zuckerberg ha messo le mani, sborsando una cifra record (c’è chi parla di un miliardo di dollari). A illustrare i possibili sviluppi di questo braccialetto è Antonio Frisoli, docente di ingegneria e robotica all’ateneo Sant’Anna di Pisa. 

Professor Frisoli, ci spiega come funziona questo prototipo?
"È un braccialetto con degli elettrodi che viene indossato sull’avambraccio, corredato da una piccola scatoletta con un processore capace di elaborare calcoli di intelligenza artificiale. Normalmente, il segnale per compiere un’azione parte dal cervello, viene trasmesso al midollo spinale e da lì arriva al muscolo, che la porta a termine. Questo braccialetto parte dal segnale muscolare, lo decodifica e, attraverso algoritmi di deep learning, lo interpreta e lo trasmette al device. Il risultato è il controllo dell’intenzione di movimento. È una interfaccia neurale".

Quali sono le applicazioni immediate?
"Ctrl Labs mostra che è possibile spostare il cursore, utilizzare App o giocare a un videogame col movimento della mano o addirittura senza neppure muoverla".

Perché Facebook è così interessato a questo bracciale?
"Zuckerberg sta puntando molto sulla possibilità di andare oltre la tastiera, studiano sistemi che possano sostituirla con efficacia. Un collegamento tra pensiero e contenuti digitali il più diretto possibile, riducendo al massimo l’interfaccia di comunicazione". 

É un vero salto di qualità o solo il modello più avanzato di prototipi già visti?
"Dal punto di vista industriale, quella fatta da Facebook è un’acquisizione molto interessante. Ctrl Labs aveva comprato a sua volta i brevetti di un bracciale simile da Thalmic Labs, azienda canadese finanziata con 200 milioni di dollari da Intel Capital e Alexa Fund (Amazon). Questa invenzione non nasce da zero: quella di Ctrl Labs è una versione più evoluta del primo braccialetto, in più hanno messo a punto nuovi algoritmi di deep learning. Poi, come succede sempre in questi casi, il pesce grande – Zuckerberg – mangia il pesce piccolo. Ma dietro ci sono, da anni, investimenti mirati di grandi aziende, e l’intenzione di creare un nuovo paradigma, con un bacino di applicazioni potenzialmente infinito".

Quali possono essere le future applicazioni?
"L’idea è sviluppare sempre più le interfacce naturali. Penso alla domotica: oggi si possono già spegnere e accendere le luci della casa, o attivare gli elettrodomestici con un comando vocale, abbiamo gli assistenti digitali. Domani potrebbe non esserci nemmeno più bisogno della voce. Altro esempio: la realtà aumentata. Uno dei problemi principali è che, al momento, non ci sono interfacce comode per utilizzarle, perché l’uso dei controller limita l’immersione nell’esperienza. Avere la possibilità di scorrere un menù e selezionare informazioni lasciando le mani libere, è interessante".

Anche lei lavora su dispositivi simili...
"Sì, noi abbiamo utilizzato i bracciali Myo di Thalmic Labs per controllare gli esoscheletri della mano. Possiamo catturare il segnale neurale del movimento e poi amplificarlo con degli esoscheletri robot, riducendo i tempi di riabilitazione dei pazienti che hanno avuto un ictus, ad esempio". 

Quanti anni ritiene ci vorranno per vedere una versione di braccialetti simili in commercio?
"Potrebbero bastare anche 2-3 anni. Il bracciale di Thalmic Labs è già stato in commercio, ma sono stati utilizzati prevalentemente per la ricerca scientifica, non erano prodotti con volumi elevati. Facendo un paragone con Facebook, la storia di Oculus potrebbe ripersi: fino a qualche anno fa i visori per i videogame in realtà virtuale erano inaccessibili, dopo che Zuckerberg ha acquistato la società sono diventati molto più diffusi, i software con cui utilizzarli si sono moltiplicati e ora hanno un prezzo alla portata di tutti".