Influenza, Bassetti: “Italiani maleducati. Scarsa igiene e pochi vaccini, insegniamo le regole a scuola"

L’infettivologo: “Con 38 di febbre non si va al Pronto soccorso, non ce la faremmo neppure con 2 milioni di medici in più"

Influenza, l'andamento stagionale

Influenza, l'andamento stagionale

Prof Matteo Bassetti, i Pronto soccorso sono presi d’assalto: cosa sta succedendo?

"Questa volta il sistema non c’entra, anche se avessimo avuto 2 milioni di infermieri e medici in più all’opera, non sarebbe cambiato nulla", risponde il direttore di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova.

E di chi è la colpa?

"Degli italiani, cafoni e maleducati dal punto di vista sanitario".

In che senso?

"Non usano la mascherina anti Covid, non si lavano le mani, non stanno a casa quando hanno il raffreddore cercando di rispettare il prossimo. Sono maleducati perché malati vanno comunque al cenone o ai pranzi e se ne fregano. Sono maleducati perché non si vaccinano quando bisognerebbe farlo. Maleducati perché abusano degli gli antibiotici e poi dicono che comunque è colpa dei medici, ma sappiamo bene che un terzo dell’utilizzo degli antibiotici, anche in questa stagione, è in autoprescrizione ovvero si usano quelli che sono avanzati nell’armadietto. Poi si corre al pronto soccorso quando si hanno due giorni con 38 di febbre".

E contro questa ignoranza sanitaria cosa si può fare?

"Credo che bisognerebbe fare educazione sanitaria nelle scuole per evitare di fare collassare il sistema sanitario nazionale".

Il fatto che i medici di base non facciano più da filtro tra malati e Ps non incide su questa situazione in corsia?

"No, i medici di famiglia stavolta non hanno responsabilità. È un problema organizzativo: semplicemente, hanno troppi assistiti e in momenti come questi è impossibile fare il filtro. Servono le case di comunità, ma non le puoi creare perché ci sono pochi medici e infermieri. Siamo davanti a un serpente che si morde la coda. Bisogna cambiare qualcosa al più presto e credo che l’educazione della popolazione sia al primo posto. Poi, certo, va riorganizzato il sistema sanitario, perché d’estate con le ferie e a Natale va sempre tutto in tilt: ma stavolta do una lettura diversa".

Il fatto che infermieri e medici fuggano nel privato lasciando lacune – coi pensionamenti – negli organici, non influisce?

"Un aspetto marginale. Se dopo due giorni di febbre a 38 prendi di tua iniziativa un antibiotico e visto che dopo altri due giorni non fa – ovviamente – effetto vai al Ps, sei un maleducato. Possiamo mettere in servizio altri milioni di sanitari, ma non cambia nulla se le persone non sanno usare i servizi. Insegniamo a scuola quando lavarsi le mani, quando vaccinarsi, quando non uscire di casa, quando indossare la mascherina e quando assumere gli antibiotici".

La campagna vaccinale tra influenza e Covid si può dire che è stata un fallimento?

"Sì, per l’influenza abbiamo i dati di copertura più bassi d’Europa e per il Covid anche meno. Con più immunizzati si evitava questa pressione negli ospedali: si ammalano i giovani che fanno le feste e gli anziani non vaccinati".

La politica non ha colpe in questo mix di errori?

"Non sempre c’è un atteggiamento univoco sui temi sanitari e questo incide moltissimo".

Vaccinarsi ora avrebbe senso o siamo fuori tempo massimo per questa stagione?

"Per l’influenza ormai non ha più senso, dato che siamo quasi al picco: servono almeno due settimane perché l’antidoto faccia effetto. Per il Covid, invece, ha senso. Purtroppo, però, la pandemia non ci ha insegnato nulla: l’egoismo della gente ha vinto ancora".