Covid e infermieri: il confronto in Europa
Covid e infermieri: il confronto in Europa
Infermieri d’Italia. Sessantasette morti per Coronavirus, sei suicidi, l’ultimo, un giovane di 28 anni, che non ha retto allo stress enorme dei reparti Covid. Quattrocento contagiati al giorno per un totale provvisorio di oltre 34mila. Da un anno senza ferie e permessi, spesso senza neanche la pausa pranzo o quella minima per andare in bagno, con turni impossibili e spostamenti repentini da un reparto all’altro. Tutto questo per poco più di 1.300-1.600 euro mensili. Mentre nel resto d’Europa le stesse figure guadagnano tra il 30 e il 50 per cento in più. Il bollettino Covid del 23 dicembre "Però a noi ci mettono sulla moneta da due euro, ci dicono che siamo eroi e ci vogliono anche vaccinare per primi, come fosse un riconoscimento – accusa Andrea Bottega, segretario nazionale del Nursind, il...

Infermieri d’Italia. Sessantasette morti per Coronavirus, sei suicidi, l’ultimo, un giovane di 28 anni, che non ha retto allo stress enorme dei reparti Covid. Quattrocento contagiati al giorno per un totale provvisorio di oltre 34mila. Da un anno senza ferie e permessi, spesso senza neanche la pausa pranzo o quella minima per andare in bagno, con turni impossibili e spostamenti repentini da un reparto all’altro. Tutto questo per poco più di 1.300-1.600 euro mensili. Mentre nel resto d’Europa le stesse figure guadagnano tra il 30 e il 50 per cento in più.

Il bollettino Covid del 23 dicembre

"Però a noi ci mettono sulla moneta da due euro, ci dicono che siamo eroi e ci vogliono anche vaccinare per primi, come fosse un riconoscimento – accusa Andrea Bottega, segretario nazionale del Nursind, il sindacato più rappresentativo della categoria, con oltre 45mila infermieri iscritti –. E invece si tratta solo di una presa in giro. Sì, il governo ci ha preso in giro. E siamo davvero stanchi di essere portati a esempio, salvo essere traditi quando si tratta di attribuirci riconoscimenti reali e non solo di facciata".

Potrebbe sembrare paradossale, eppure la decisione di celebrare il valore degli operatori sanitari (medici e infermieri) effigiandoli su una moneta da 2 euro, così come la notizia che sarà proprio un’infermiera dell’ospedale Spallanzani di Roma la prima a essere vaccinata in Italia il 27 dicembre, più che far piacere fa andare su tutte le furie i rappresentanti della categoria. Anche perché un miglioramento era stato loro prospettato dal premier in persona. "Ricordo ancora – insiste Bottega – quando il presidente Conte il 25 marzo in Parlamento disse ’non ci dimenticheremo di voi’. Abbiamo il video delle sue promesse".

E, invece, come è andata? "È andata che si sono dimenticati – accusa il sindacalista – Hanno previsto in manovra un aumento di 335 euro lordi per i medici, ma di 70 euro lordi per noi, con soli 15 euro in più rispetto a tutti quegli operatori sanitari che il Covid non sanno neanche che cosa sia. E questo grazie al Pd e alla Cgil, che hanno spinto per ridurre al minimo la valorizzazione della nostra specificità".

Peccato, per di più, che il magro bottino dei 70 euro lordi (poco più della metà netti) arriverà in busta paga solo quando sarà rinnovato il contratto di lavoro. "Ma siamo noi – attacca Bottega – a essere al fronte, a fare tamponi e nelle prossime settimane anche i vaccini, a lavorare giorno e notte nei reparti Covid. Non è che hanno chiamato i medici specialisti, ma gli infermieri dei loro reparti sì. Con tutte le responsabilità del caso. E il risultato è che siamo tutti infettati, perché ci hanno lasciati soli, a mani nude, a combattere una guerra sconosciuta".

Altro che onori, onoreficenze e riconoscimenti morali, insomma. Gli infermieri italiani sono allo stremo e profondamente arrabbiati, tanto più se si paragonano i loro trattamenti con quelli vigenti nel resto d’Europa. In Svizzera un infermiere arriva a guadagnare 3.500 euro mensili, in Germania almeno 2.500 e così in Inghilterra. Ma anche in Francia e Spagna la retribuzione è più elevata che in Italia. Ma non c’è solo lo stipendio alla base dell’irritazione. Un altro capitolo del cahier de doleance riguarda la formazione e il fabbisogno di infermieri.

Da un lato c’è una grave carenza, dall’altro c’è il numero chiuso per una professione che richiede tre anni di formazione universitaria. "Gli infermieri – osserva, non a caso, Barbara Magiacavalli, presidente della Federazione degli ordini degli infermieri - mancano, non ce ne sono più. La carenza era già nota da anni: ne mancano circa 53mila e il decreto Rilancio a maggio ha previsto un’integrazione stabile per 9.600 infermieri di famiglia e comunità, indispensabili per l’assistenza domiciliare, nelle scuole e nelle strutture come le RSA, ma finora in servizio ne sono arrivati non più del 10 per cento". Ma, in più, per la campagna vaccinale servirà reclutare altri 12 mila operatori sanitari. Un’impresa insomma, che rischia di mettere a repentaglio l’intera operazione.