Roberto

Giardina

È un paradosso: si deve alla monarchia la tradizione delle first lady. Nel cerimoniale era previsto un ruolo per le mogli di sovrani e imperatori, ereditato dalle repubbliche. La first lady ha un compito non facile: Barack Obama deve molto alla sua Michelle, Jackie Kennedy contribuì a creare il mito di John. Si scoprì dopo che recitavano (molto bene) una parte. Carla Bruni, Madame Sarkozy, rimane fedele al marito in disgrazia.

Enrico De Nicola, il primo presidente della Repubblica italiana, era scapolo e convinto che per il suo ruolo era meglio non avere una moglie. Giuseppe Gronchi era sposato con la contessa Ida Pellegrini, elegante, presente e anche discreta. Maria Pia Tavazzani, moglie di Fanfani, fu travolgente e ingombrante, anche fisicamente. Sovrastava Amintore di una trentina di centimetri. Gli italiani amarono Donna Vittoria più del presidente Leone. Saragat era vedovo, e first lady divenne la figlia Ernestina. Come Marianna, figlia di Oscar Luigi Scalfaro, o Laura, figlia di Sergio Mattarella.

Le monarchie scompaiono, l’etichetta rimane. Anche per i principi consorte. Filippo per 60 anni seguì Elisabetta sempre due passi indietro. Chi si ricorda di Sir Denis, il marito di Margareth Thatcher? La chiamava "The Boss". Il professore Joachim Sauer, Herr Merkel, è felice che Angela vada in pensione. Per first lady o consorti al seguito, il cerimoniale è una tortura. Sono perfetti quando non si notano.